Considerazioni sui Metodi e sui Livelli dell’Invocazione Rituale (Dhikr)

Basmala

         

          Oggigiorno c’è una confusione sempre maggiore per quel che riguarda la comprensione e il significato dei termini classici delle scienze tradizionali islamiche. Purtroppo anche i linguisti informati sia a livello tecnico che religioso, dai quali ci si attenderebbe un migliore capacità di comprensione, non sono in grado di trattare questo genere di malintesi. Forse ciò è dovuto al diffondersi della mentalità moderna, al processo di semplificazione di molte lingue esistenti, e anche alla assai ampia disponibilità di versioni “tradotte” dei testi, scritti invece per essere insegnati dalla guida di un Maestro. Fra gli esempi più noti troviamo l’uso della parola “anima” per indicare termini estremamente diversi tra di loro come “ruh” e “nafs”, dovuto a una sorta di “cartesianismo” delle lingue occidentali moderne, oppure l’asserzione che l’origine delle emozioni è il cuore, mentre invece è esattamente l’opposto.1 Perciò è facile realizzare come un’informazione estremamente tecnica come quella sui metodi e i livelli del “ricordo”, qualora venga tradotta in lingue tipo l’inglese, possa fuorviare completamente la maggior parte del pubblico.

Per ovviare in parte a questo avvenimento desideriamo chiarire in questo luogo alcuni aspetti del “ricordo” rituale in quanto strumento principale utilizzato nel cammino spirituale della tradizione islamica, in conformità a ciò che è stato riportato dai grandi sapienti di questo metodo e agli insegnamenti che abbiamo ascoltato da qualche loro discepolo contemporaneo.

IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA “DHIKR”

La parola dhikr in arabo ha diversi significati, la sua radice, che richiama la parola Dhakar o “maschile” indica un’azione “attiva” esercitata verso un recettore “passivo”. Quindi il significato più ampio del “ricordo” deve essere compreso più correttamente come “indurre al ricordo”, “far ricordare”.

Nel Din esso viene usato in maniera molto variabile e può facilmente provocare confusione. In larga misura ogni atto di “ibada” è un dhikr, ogni atto fatto secondo la legge della shari’a o la sunna del Profeta (SAS) produce o meglio implica il “ricordo” di Allah (JWS). Tuttavia, il dhikr è anche e più precisamente il “richiamo” di Allah (JWS) tramite la pronuncia di uno o più Nomi. Infine, il dhikr è la “coscienza” della Presenza di Allah (JWS). Ognuno dei suddetti significati può essere messo in relazione con un diverso livello di Din, rispettivamente: l’Islam, l’Imam, l’Ihsan, sperimentati attraverso la Shari’a, la Tariqa 2 e la Haqiqa.3

Cercheremo di precisare i metodi e gli effetti del dhikr in quanto pratica per “invocare o rammentare Allah” (JWS) tramite uno o più Nomi o per estensione anche le Sue parole, quindi limiteremo questa breve tesina all’ambito della Tariqa.

RESPIRARE PER INVOCARE: COME INVOCARE, METODOLOGIE RESPIRATORIE E IMMAGINATIVE

Possiamo riassumere l’estensione dei limiti della condizione umana a tre livelli: il mondo fisico, dove agisce il corpo. Un altro, ancora formale ma non fisico, è rappresentato dal mondo immaginale, dove risiede l’anima (nafs) e infine la dimensione che è al di sopra di tutte, libera da limiti fisici e forma, il mondo spirituale. Quest’ultima dimensione non può veramente essere percepita di per sé fino a quando non venga “superata” la condizione formale, perciò la si può “percepire” attraverso i suoi “riflessi” nel mondo immaginale. L’uso di simboli informali come “luci”, “profumi”, e “gusti” costituisce un mezzo per indicare le realtà che appartengono a quella dimensione. Queste brevi e semplici considerazioni chiariscono bene che ogni “azione umana”, fisica o immaginale che sia, essendo sempre formale nella nostra condizione, ogni effetto spirituale deve avere una causa scatenante fisica o immaginale, il più delle volte entrambe di esse. Il dhikr non fa eccezione.

Generalmente le discussioni sulle diverse metodologie e livelli di dhikr producono una grande confusione. Le prime non sono identiche ai secondi, anche se ovviamente esiste una connessione tra di loro. I paragrafi precedenti implicano che i metodi possano limitarsi soltanto a due (fisico e immaginale) con la logica possibilità di un terzo metodo, che combini l’azione fisica con quella immaginale.

L’azione fisica nell’”invocazione” non può essere che il dhikr pronunciato, la forma più ovvia dell’“invocazione del nome di Allah”. Si tratta della pronuncia della parola “Allah’, o di uno dei suoi Nomi, oppure di una delle sue Parola (ayat al qurani) 4. Nondimeno, ciò può effettuarsi in due altri modi, come è specificato da Hadrat Jami (QS) (riportato nella Takmila-yi nafahat al-uns da Laarlii), in modo conforme con quello che è stato già detto:

Pronunciare il dhikr a bassa voce è il metodo usato da alcuni Shuyukh, tra cui il grande Shaykh Muhiddin Ibn Arabi (QS).5 Il modo usato dalla maggior parte degli istruttori spirituali è di pronunciare il dhikr ad alta voce (bar sabil-i-jahr), ma il modo conforme all’azione immaginale (takhayyul), altrimenti noto come il “dhkr silenzioso (khafi)”, è la base del Cammino dei Maestri (Tariq-l-Khwajagan), attualmente chiamato Naqshbandyya.”

Tuttavia si deve fornire un’ulteriore chiarificazione, il dhikr pronunciato ha due componenti: una è il suono e l’altro è il soffio, poiché l’essere umano non è in grado di emettere un suono senza usare il fiato. Un dhikr basato solo sulla componente soffio, privo di suono, sarà ancora fisico, e non esclusivamente immaginale. Ciò richiede un’estinzione del soffio 6. È facile concludere che la maggior parte dei metodi di adhkar posseggano necessariamente sia l’aspetto fisico che immaginale. Quest’ultima considerazione implica anche come l’essenza della vita stessa sia il dhikr, indipendentemente dalla consapevolezza che se ne abbia.

La ragione profonda risiede nel fatto che lo strumento principale, che permette il cammino verso la Verità, è un’invocazione, ed è connesso alla sua natura. Il mondo fisico è caratterizzato da 4 tendenze 7, oltre a una quinta che ne è l’origine: l’”Etere”, questo è il legame tra il mondo immaginale e il mondo fisico, il posto dove quest’ultimo si è manifestato, attraverso la “pronuncia” dell’ordine divino “KUN”. Perciò il cammino di ritorno non può avere inizio in nessun altro luogo. La natura dell’invocazione è suono e soffio, entrambi avvengono nell’”Etere” del mondo fisico, nel suo punto d’origine 8.

Per raggiungere i mondi oltre l’esistenza formale e per attivare gli ‘adhkar’ che appartengono a tali dimensioni, il ricordo fisico deve acquisire un aspetto immaginale o essere sostituito da un metodo immaginale. Essi variano grandemente secondo le diverse silsile e usul della Tariqa. Talvolta il supporto immaginale è rappresentato dalle lettere arabe dei Nomi Divini, altri dall’immagine del maestro o da colori particolari, da aspetti simbolici del corpo umano. Alcuni scrittori classici in materia come l’imam Al-Ghazali (QS) e Hadrat Ibn Arabi (QS), sottolineano che l‘efficacia dell’invocazione orale si basa su una presenza mentale, che permetterà al dhikr di ‘fissare” l’immaginazione, in sua mancanza ogni progresso sarà assente.

In alcuni casi l’aspetto immaginale del dhikr viene raggiunto senza l’ausilio di un supporto, solo con un semplice ‘’passaggio al limite. In parecchi rami della Kubrawyya questo viene fatto durante la khalawat nella quale il dhikr orale è incessantemente ripetuto forte e ad alta voce, fino all’estinzione naturale della voce, a quel punto il dhikr diventa ‘spontaneamente” immaginale.

Per fare un esempio della possibilità illimitata delle metodologie di dhikr, vorremmo riportare un breve racconto a proposito di un Maestro del Cammino e del suo schiavo sordomuto.

Lo Shaykh aveva notato le buone disposizioni spirituali del suo schiavo, ma non poteva insegnarli gli adhakar e premiarlo secondo le metodologie abituali. Allora prese tre pietre, in una scrisse il suo nome, nella seconda il nome di Hadrat Mustafa (SAS), e nella terza l’Ism al Mufrad (ALLAH, JWS). Dette le pietre allo schiavo chiedendogli di tenerle sempre con sé e di purificarsi ritualmente ogni volta le toccasse.

Anni dopo un discepolo dello shaykh riferì che essendo stato assalito da un leone aveva chiesto aiuto e assistenza allo shaykh, lo schiavo era apparso e lo aveva salvato. Lo shaykh chiamò lo schiavo e riprese la pietra che portava il suo nome. Passò del tempo e durante uno dei suoi ritiri, lo shaykh fu visitato dalla presenza benedetta del Profeta (SAS), che gli appare con le sembianze dello schiavo. Lo shaykh richiamò di nuovo lo schiavo e questa volta riprese la pietra con il nome del Profeta (SAS).

Con il passare del tempo sia lo schiavo che lo shaykh invecchiarono; un giorno lo shaykh mandò lo schiavo in un villaggio vicino per svolgere alcune incombenza; allo stesso momento sua moglie che non era al corrente di ciò, aveva dato istruzioni allo schiavo di preparare la cena per gli ospiti e i discepoli dello shaykh, come al solito. Quella sera la cena fu servita nel refettorio della tekkya come di solito, ma lo schiavo non ritornò che la mattina seguente.

Lo shaykh lo chiamo, lo liberò e dandogli la sua hirqa e il suo mantello gli disse di partire, poiché non avrebbe potuto fare nient’altro per lui.”

I diversi Maestri usano delle metodologie estremamente diverse per guidare nel cammino che è sempre lo stesso, da una forma intensa di khalwa, dove viene utilizzata solo la ripetizione ad alta voce del tahlil, alla semplice compagnia giornaliera senza altra pratica al di fuori di quelle prescritte obbligatoriamente dalla shar’ia.

DA DOVE PROCEDE IL RICHIAMO: I LIVELLI DEL DHIKR

I metodi di dhikr consistono nel modo in cui deve essere fatto, ma il dhikr ha degli effetti diversi a seconda di dove venga fatto. Per indicarli in genere si parla di differenti livelli di dhikr. Naturalmente i metodi differenti corrisponderanno in qualche sorta ai differenti livelli, ma saranno ancora o vocali o immaginali.

I sapienti della Tariqa hanno descritto i livelli del dhikr, associandoli agli aspetti “sottili” del corpo umano o LATAIF, a colori particolare, e a Nomi particolari di Allah, come pura alla wasila (supporto spirituale) di un Profeta (SAS) particolare, “sotto la cui guida” viene effettuata un’invocazione orale o immaginale.

Nello schema riassuntivo qui sotto, abbiamo cercato di semplificare una rappresentazione del viaggio spirituale del dhikr, come è trasmesso nella principale silsila della Tariqa. I legami con i colori simbolici e con il Profeta principale, tuttavia, possono cambiare da istruttore a istruttore, poiché dipendono dal particolare gusto di ogni anima e dalle sue qualità. Per questo stesso motivo abbiamo evitato di riportare le localizzazioni delle lataif a seconda dei differenti sistemi.

Negli insegnamenti delle silsile Qadiri o Shadhili i livelli del dhikr sono semplificati in tre, i due livelli al di là del “sirr” sono in effetti degli aspetti più approfonditi. Lo stesso autore in qualche testo menziona un sistema a tre livelli, per precisare in altri testi un sistema a cinque livelli. Per lo stesso motivo un ramo della Khalwatyya, il cui dhikr è basato su “Sahba al Asma” (i Sette Nomi), inserisce un livello ulteriore tra il Sir e il Khafi, per costituire una corrispondenza cospicua tra i Nomi e i livelli.

Il sistema a cinque livelli non prende in considerazione gli stadi iniziali del viaggio nel mondo fisico e immaginale; qualora anche questi vengano considerati, anche questo sistema possiede sette livelli. L’ultima forma è maggiormente diffusa nelle silsile persiane e asiatiche, in cui si presta maggiormente attenzione ai livelli di dhikr rispetto a quelle del Nord Africa.

Nondimeno, indipendentemente dalla silsila, alcuni Maestri del Cammino usano differenti forme d’invocazione a seconda dei livelli, altri usano sempre la stessa. La ragione di ciò dipende anche dalla qualità dell’istruttore e del discepolo come anche dai loro gusti spirituali, e come è già stato detto dalle ‘condizioni’ in cui avviene il viaggio spirituale. Nello specchietto abbiamo solo riportato i Nomi seguendo gli schemi che si trovano più abitualmente nei testi classici.

Dobbiamo sottolineare che la trasmissione di un’invocazione da parte dell’istruttore, associata a un livello preciso, non significa affatto che il livello venga in qualche modo garantito al discepolo, ma esprime il fatto che egli abbia le risorse potenziali per raggiungerlo. In assoluto nessuna invocazione dipende dal livello come nessun livello dipende dall’invocazione. Tutto dipende da Allah (JWS) e dalla sua Misericordia.

IL RICHIAMO DA PARTE DELL’INVOCATO: DALL’INVOCAZIONE ALL’INCANTAZIONE

Hadrat Abdel Qadir al Gilani (QS), nella sezione dul Dhikr del “Sirr al Asrar”, descrive

chiaramente come il dhikr attraversi questi livelli, e “generi” varie forme più elevate di “ricordo’ che sono al di là dell’invocazione, in quanto “forme di coscienza”, livelli di Ihsan.

Il ricordo del cuore (Qalb) è sentire dentro di sé la manifestazione della potenza e bellezza di Allah, mentre il ricordo dello spirito (Ruh) avviene tramite l’illuminazione della luce divina generata dalla potenza e dalla bellezza di Allah. Il ricordo del livello del segreto (Sirr) avviene tramite l’estasi ottenuta nella contemplazione dei segreti divini. Il ricordo del livello nascosto (Khafi] trasporta al “Luogo della verità in presenza del Sovrano onnipotente” ( Sura Qamar, 55). Il ricordo del livello finale, chiamato il più nascosto dei nascosti (Khafi al akhfa) trasporta in uno stato di annullamento del sé e all’unione con la Verità.”

Tuttavia il dhikr che procede oltre il livello della nafs individuale del servo e attiva i livelli più elevati della sua anima è molto diverso per natura da ciò che ha praticato fino a quel momento. Lo sforzo da ora in poi non esiste più, e il dhikr, che viene attuato al livello del cuore (Qalb) si trova sotto il comando divino, e in qualche sorta avviene spontaneamente, non è prodotto dal mudhakir, che lo percepisce solamente. Ciò è ancora più vero a livelli più alti; Ruh, Sirr. Secondo la sunna profetica (“RicordateMi e Io Mi ricorderò di voi”) il primo effetto dell’invocazione è la “risposta” divina, il richiamo. Questa è l’”estinzione” dell’invocazione umana con le sue limitazioni e lo stabilirsi dell’invocazione permanente per Allah [JWS) e attraverso di Lui. Il servo da invocante diventa l’invocato. Questo è il vero dhikr 9 che trasforma la natura del mudhakir ed in questo modo si effettua l passaggio dalla sfera individuale al mondo spirituale, il primo gradino del viaggio spirituale. Il Dhikr incanterà la nafs del mudhakir, trasformandola e trasportando il servo ai livelli precedentemente menzionati, fino alla Divina Presenza, e oltre, come ha spiegato Hadrat Al Gilani (QS). Dall’invocazione al Signore, il passaggio è fatto verso l’incantazione da parte del Signore.

***

1 L’emozione è quello che “emovet” mette in moto, perciò quello che scuote il ‘cuore’, la loro meta, non la loro origine.

2 Privilegeremo qui l’uso di Tariqa al singolare, secondo quanto ha detto Hadrat Mustafa (SAS): La conoscenza è unica, ma il conoscente l’ha resa innumerevole”. Ci auguriamo che questa tesina servirà a chiarire che i diversi “sistemi” di livello o di dhikr, Lataif, maqam, sono essenzialmente un unico sistema, diversamente descritto dai Maestri del Cammino in conformità alle diverse silsile.

3 Questa considerazione elucida pienamente il significato del ricordo in quanto «attivatore». Il dhikr come richiamo, perseguito attraverso la pratica della Tariqa, attiva alla fine il vero ricordo in quanto coscienza completa della Presenza di Allah, che conduce alla realizzazione della Haqiqa.

4 L’uso del Tahlil è specialmente sancito dalla sunna del Profeta (SAS), ed è lui stesso una “sintesi dei 12 Nomi operativi di Allah (JWS), come vengono descritti da parecchi sapienti della Tariqa. Hadrat Ab del Qadir al Gilani (QS), nel suo “Sirr al Asrar”, sezione sulle anime nel corpo) spiega che: “I 12 Nomi Divini sono all’origine del Tahlil. Ognuno di essi è una delle dodici lettere della frase”.

5 In questo caso con il dhikr a bassa voce viene menzionata il modo misto, che applica un’invocazione vocale insieme a un esercizio immaginativo.

6 Infatti la vera essenza del metodo Naqshabandi è la “ritenzione del respiro” insegnato in modi e forme diversi dai vari istruttori durante la pratica del dhikr.

7 Si tratta dei quattro elementi della cosmologia tradizionale, il cui numero è più correttamente quello di cinque (Terra, Acqua, Fuoco e Aria, più l’Etere), essi sono delle rappresentazioni dell’aspetto qualitativo della dimensione fisica. Il solo aspetto che interessa invece la scienza contemporanea è l’aspetto quantitativo del mondo fisico, quello secondo cui la natura non può essere pienamente compresa. L’approccio moderno indirizza il suo sforzo letteralmente a rincorrere delle “ombre”, nell’illusione che i risultati tecnici temporanei costituiscano le prove della vera conoscenza.

8 Occorre ricordare che ogni essere creato ha la sua propria forma di dhikr, in conformità con il ‘mondo’ della sua manifestazione, il cosiddetto mondo ‘animale” (che secondo la sua radice latina significa il mondo degli esseri che respirano) risiede nell’aspetto respiratorio del dhikr. I mondi minerale e vegetale hanno i loro.

9La dottrina del Nome Supremo e Segreto di Allah è strettamente associata a questo punto. I limiti imposti alla presente tesina possono solo permettere di menzionare a tal proposito il detto dei Maestri del Cammino; “ogni invocazione sincera è il Suo Nome Segreto”. Il Nome è segreto perché non può essere pronunciato da un essere umano, il suo uso appartiene solo a Lui.

HU!

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