Vita di Hazret Pir Abu al-Hasan al-Shadhili (QS)

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Al-Qutb al-Kamil Sidi Abu al-Hasan Shadhili al-Idrisi al-Hassani, ovvero Ali ibn Abdullah ibn Abd al-Jabbar, nacque nel 593/1196 nel villaggio di Beni Yafrah, nella parte occidentale del Rif marocchino, mentre la dinastia degli Almohadi volgeva al suo declino. Di etnia berbera, apparteneva alla tribù Ghomaras, ma la sua discendenza era hasanide per parte di padre e husaynide per parte di madre. La sua tribù era restia ad accettare la tradizione islamica diffusa in tutta la regione, preferendole i rituali antichi, gli idoli e la magia, mentre i discendenti della famiglia (Ahl al-Bayt) del Profeta (S), attraverso Idris I e Idris II, diffondevano nella regione la civiltà islamica. Abu al-Hasan al-Shadili frequentò la madrasa Qurrawiyyin a Fez, fondata, secondo la tradizione, dal nipote del Profeta (S), l’Imam Hasan (A). Presto famoso per le sue grandi capacità di tenere testa a fuqaha e teologi nelle questioni di ordine exoterico e religioso, Sidi Abu al-Hasan, che era di madhhab malikita, giovanissimo ed esperto conoscitore del diritto islamico, si mise alla ricerca di quella conoscenza che è di ordine ben superiore a quella esteriore. Combattuto tra il desiderio di allontanarsi dal mondo per dedicarsi alla vita ascetica e quello di restarvi per cercare la compagnia di giuristi e studiosi, si affrettò a cercare colui di cui aveva molto sentito parlare a Fez: Sidi Mohammed ibn Harazem (663/1218), nipote di Sidi Abu al-Hasan Ali ibn Harzihim (559/1144), allievo di Sidi Abu Salih Muhammed Majiri (631/1216), nonché discepolo di Sidi Abu Madyan, che lo aveva iniziato al tasawwuf. Sidi Abu Salih Mohammed Majiri sarà poi determinante nello spingere Sidi Abu al-Hasan a cercare il Polo Spirituale del suo tempo (al-Qutb al-Zaman), quello che sarebbe diventato il suo Shaykh.

All’età di venticinque anni, nel 615, il murid Sidi Abu al-Hasan partì verso oriente, per cercare il maestro che potesse guidarlo sul sentiero che conduce ad Allah. Viaggiò sino all’Iraq, raggiungendo Baghad. Qui incontrò Shaykh Abu Fath al-Wasiti (m.642/1227), uno dei grandi eredi spirituali di Hazret Pir Ahmed al-Rifa’i (QS), che lo investì col mantello (khirqa) dell’autorità spirituale ma che, a tempo debito, gli raccomandò di tornare sulle sue montagne con queste parole: “Tu sei venuto qui in cerca del Polo di questo tempo, ma lo hai lasciato nel Maghreb!”. Dopo circa vent anni Hazret Abu al-Hasan tornò a casa per incontrare quel tesoro della conoscenza che non avrebbe mai potuto riconoscere in più giovane età.

La strada che percorse per raggiungere colui che sarebbe diventato il suo ultimo Shaykh è narrata in modo esemplare. Shaykh Abd al-Salam ibn Mashish si era ritirato in una grotta sulla cima della montagna conosciuta come Jabal Alam, nel bel mezzo di una valle circondata su tutti i lati dalle montagne dell’Atlante, nella regione Habt del Maghreb. Come Hazret Abu Fath al-Wasiti gli aveva preannunciato, una luce in direzione del Maghreb lo avrebbe portato al termine della sua ricerca. Prima di salire alla vetta, Sidi Abu al-Hasan fece le abluzioni alla sorgente, nota ancor oggi come Ayn al-Shadhili, che sgorgava ai piedi della montagna. Raggiunta la cima trovò Hazret Pir Ibn Mashish che pregava mentre tutta la montagna oscillava al ritmo della sua namaz. Lo Shaykh non lo accettò subito come discepolo: lo fece tornare indietro fino alla sorgente per ben tre volte, finché gli fu chiaro che purificarsi attraverso il rito dell’abluzione significava liberarsi di ogni precedente e precostituita conoscenza, svuotandosi di ciò che si sa o si crede di sapere, fino a ridursi come un vaso che deve essere riempito. Colui che è attratto alla Presenza dello Shaykh, per edep, non può far altro che svuotarsi di ogni cosa che non sia l’amore per il Maestro nelle mani del quale affida tutto il suo essere. Sidi Abu al-Hasan scoprì così quanto importante fosse coltivare nel cuore il segreto della propria fede: ogni azione è dedicata a Lui solo, libera dalle influenze esteriori. Shaykh Ibn Mashish raccomandò di non prendere per amici (spirituali) coloro che cercano la sua amicizia, perché costoro sono persone a buon mercato. Si raccomandò di non prendere come amici coloro che mettono sé stessi davanti agli altri, ma anche di evitare coloro che, all’opposto, lo avrebbero anteposto a sé stessi, perché la loro sincerità si basa solo sulle apparenze: non restava che circondarsi di persone umili, che gli assomigliassero.

Ifriqiya è il nome con cui gli Arabi indicavano la provincia romana dell’Africa, il cui cuore era la Tunisia. Là, Sidi Abu al-Hasan si recò per ordine del suo Shaykh, scegliendo di vivere in una grotta sul Jabal Zaghwan insieme al suo compagno Abdullah ibn Salama al-Habibi, presso il villaggio di Shadhila, tra Qayrawan e Tunisi. Questo periodo era necessario al suo animo per fortificarsi e attendere che arrivasse il momento della trasmissione di quanto aveva realizzato. Intorno all’anno 640/1242, Shaykh al-Shadhili andò ad abitare nei pressi della Moschea al-Balat, in Tunisia, dove, sotto la protezione del sultano Abu Zakariyyah inizìò a guidare la gente sulla Via che conduce ad Allah (tariqa).

L’ordine della Shadhiliyya nacque con quaranta dei suoi discepoli più fedeli, conosciuti come i quaranta intimi di Allah (al-awliya al-arba’un) e presto un gran numero di persone provenienti da tutte le terre dell’Islam cominciò a cercare presso di lui ispirazione e guida, attratti dalla purezza del suo cuore e dalla sua saggezza. Tunisi in quel periodo era una grande città ed un centro commerciale in cui si ritrovavano coloro che cercavano occasioni per apprendere e fare affari. Molte persone che già seguivano la tradizione islamica cercavano qualcosa di più puro, più completo e, allo stesso tempo, più semplice di ciò che veniva insegnato nelle scuole religiose. Gli abitanti delle città vi giungevano alla ricerca di un messaggio che parlasse al cuore, dal momento che la loro vita era dedita ad occupazioni che permettessero di far fronte ai bisogni quotidiani. Gli insegnamenti di Pir Abu al-Hasan al-Shadhili avrebbero dato a queste persone esattamente quello che stavano cercando. Questo approccio definisce la caratteristica fondamentale della tariqa Shadiliyya, la quale ammette modelli di vita spirituale radicati nella socialità e adatti all’organizzazione corporativa delle città. È noto infatti che lo Shaykh non desiderava accogliere murid che fossero privi di un lavoro, e solo successivamente li incoraggiava a coltivare il Segreto (Sirr) contenuto nello scrigno del loro cuore, guardandosi dalle false amicizie e cercando in Allah il solo sostegno e sostentamento.

Apprezzato dal sultano, Hazret Abu al-Hasan al-Shadhili cercò di garantire la sopravvivenza del suo ordine nascente scegliendo discepoli tra cittadini ben integrati nel tessuto sociale. Fra questi, il fratello del sultano Abu Zakariyya (647/1232), il segretario del Qadi al-Jama’a di Tunisi, e l’amministratore della tesoreria. Lo Shaykh stabilì relazioni formali con i capi di almeno due villaggi berberi, così come con altri maestri del tasawwuf, nei dintorni della capitale Tunisi. Incoraggiati dallo stile di vita del maestro, i discepoli si mescolavano con lealtà e onestà alla vita sociale della città, mentre se ne allontanavano coloro che perseguivano un modello di vita più ascetico e contemplativo. Tuttavia, la fama che presto circondò la figura dello Shaykh attirò l’inimicizia di un avversario, un giurista di Tunisi, Ibn al-Bara, che lo trascinò in giudizio senza riuscire tuttavia a dimostrare alcunché. In seguito lo Shaykh si allontanò dalla città per compiere il Pellegrinaggio (Hajj) alla Santa Casa, insieme ad alcuni dei suoi discepoli. Arrivato a Iskandariya (Alessandria) fu trattenuto nel campo militare per ordine del sultano d’Egitto. Si racconta infatti che Ibn al-Bara avesse inviato un messaggio al sultano per avvisarlo che lo Shaykh era un uomo pericoloso che avrebbe creato problemi nel suo Paese. Due giorni dopo, Pir Abu al-Hasan riuscì a proseguire il suo viaggio ed a tornare a Tunisi, al termine del pellegrinaggio. Rimase diversi anni prima di trasferirsi definitivamente ad Alessandria d’Egitto, come comandato in sogno dal Profeta (S). Al momento della partenza, Hazret Abu alHasan lasciò alla guida della dergah uno dei suoi più fidati khalifa, Sidi Abu al-Hasan al-Siqilli (657/1242). Unaltra zawiya venne fondata a Qayrawan da Sidi Abu Muhammed ibn Salama al-Habibi, probabilmente parente del primo discepolo di Pir Abu al-Hasan al-Shadhili. Avrebbe portato con sé il suo erede incontrato a Tunisi, l’andaluso Sidi Abu al-Abbas al-Mursi. Si dice che non appena lo Shaykh guardò il volto di questo giovane proveniente dalla Spagna, disse: ”In verità non siamo tornarti a Tunisi se non per lui!”. Giunto in Egitto nel corso dell’anno 646/1246, all’età di cinquant’anni, Sidi Abu al-Hasan al-Shadhili si stabilì a Iskandariya con la sua famiglia e i suoi muridun in una delle grandi torri delle mura che circondavano la città. La torre, oltre alla dergah, incorporava anche una moschea e camere per gli altri ospiti. Si dice che mentre lo Shaykh si trovava a Iskandariya, un piccolo gruppo di suoi discepoli cominciò a preparare una raccolta degli eventi più importanti della vita del loro maestro. Muhammad ibn al-Sabbagh è l’autore de La Perla dei Segreti e il Tesoro dei Nobili’ (Durrat al-Asrar wa Tuhafat al-Abrar), il libro da cui traggono origine la maggior parte dei resoconti sulla vita e sui detti di Pir Abu al-Hasan al-Shadhili. Inoltre alcune lettere scambiate tra il maestro e i suoi dervishan sono considerate di grande importanza per la comprensione dell’amore e della compassione per i suoi muridun. Egli considerava conoscere i suoi amati intimamente e di aiutarli in qualsiasi situazione un dovere per lo Shaykh. Volutamente Hazret Abu al-Hasan al-Shadhili non ha lasciato alcuno scritto sulle pratiche dell’ordine, alcun trattato da seguire per i suoi discendenti spirituali. Sono state tramandate tuttavia diverse recitazioni (hizb) che gli appartengono: Hizb al-Bahr, Hizb an-Nur e Hizb al-Fath, che egli amava ripetere, esortando i suoi discepoli a impararle a memoria e renderle così una parte delle loro pratiche spirituali. Un momento importante per la Shadhiliyya si ha quando, alla morte del suo maestro, Shaykh Ibn Mashish, Pir Abu al-Hasan al-Shadhili eredita il titolo di Polo Spirituale (al-Qutb al-Zaman) del suo tempo, attraverso il wali marocchino Sidi Abu al-Hajjaj al-Uqsuri, il quale aveva presieduto un Ribat all’interno del tempio di Amon a Luxor, ricevendo l’iniziazione alla Madyaniyya da Sidi Abd al-Razzaq al-Jazuli (d. 592/1177). Sidi Abu al-Hajjaj al-Uqsuri era uno Shaykh molto popolare, molti andavano a fargli visita durante il viaggio verso Mecca e Medina. Ricevendo il mantello (khirqa) di Abu al-Hajjaj nel rito di investitura (bay’at al-mashyakha), Pir Abu al-Hasan si identificava con l’eredità spirituale di Pir Abu Madyan Shuayb al-Ghawt (594/1179) e si sostituiva a Sidi al-Uqsuri come suo successore.

Come rappresentante del Polo Spirituale dell’Est e dell’Ovest, Sidi Abu al-Hasan al-Shadhili partecipò in difesa dar al-Islam alla battaglia di Mansurah nel 1250. Nell’ambito della settima crociata, questa battaglia fu decisiva per la città egiziana di Damietta, snodo fondamentale sulla strada per Mecca dal lontano Maghreb. Quando fu chiaro che re Luigi IX di Francia aveva invaso l’Egitto, sentito in cuor suo che la umma era sotto attacco, lo Shaykh ormai quasi cieco partecipò in prima linea ai combattimenti, insieme ai suoi seguaci e compagni, al grido di battaglia “al-Nasr wa al-Janna (O la Vittoria o il Paradiso)Il giorno della battaglia, Pir Abu al-Hasan al-Shadhili, montato il suo miglior cavallo, chiese ad uno dei suoi di legargli una spada alla mano destra e un’altra alla sinistra. Con le due spade strette in pugno egli si lanciò nella mischia. Quando gli fu chiesto, in seguito, come avesse potuto combattere così meravigliosamente, data la debolezza della sua vista, egli indicò il suo cuore dicendo: “Se l’occhio del cuore vede chiaramente, qual è la necessità degli occhi del corpo? L’amore è un dono di Allah al cuore del suo servo! Al di là di tutto ciò che lo distrae e non è Lui, egli vedrà il suo spirito (ruh) avvolto nella Sua Presenza, e il suo segreto (sirr) travolto dalla Sua contemplazione. E così il servo chiede di più e di più è concesso, in modo che egli entra nella più dolce delle gioie, nell’Unione del suo spirito con il suo Signore. Vestito con indumenti cuciti per colui che, solo, siede vicino ad Allah, giunge alla conoscenza della Realtà Nascosta rivelata sul Volto Divino!

Pir Abu al-Hasan al-Shadhili intraprese il suo ultimo pellegrinaggio alla Mecca, quando la città di Baghdad cadeva sotto la conquista mongola, mettendo così fine al lungo regno degli Abbasidi e inaugurando una nuova epoca della storia dell’Islam. Accompagnato dai suoi discepoli, si ammalò nel deserto orientale dell’Egitto, in un luogo chiamato Humaithara, e là morì nell’anno 656/1258, dove ancor oggi si trova il suo turbe.

HU!

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