Tariqa e Gerarchia Iniziatica dopo la scomparsa del Profeta (S) (II): l’Imam Husayn (A) a Karbala

Türkische_Miniatur_-_Before_the_battle_near_Kerbela

Noi siamo la Ahl al-Bayt del Profeta Muhammad e come tali siamo gli eredi detentori della sua Autorità Spirituale (walāyah), non come coloro che pretendono per se stessi questo diritto quando non gli appartiene. Per Allāh, non c’è nessun altro figlio del Profeta oltre a me tra di voi e tra le genti, dall’Est all’Ovest.

Imām al-Ḥusayn ibn ‘Alī

I

Il decimo giorno di Muḥarram, conosciuto anche come ‘Āshūra’ è il giorno in cui si è combattuta la battaglia di Karbala, nella quale l’Imām al-Ḥusayn ibn ‘Alī, il secondo erede dell’Imām ‘Ali, assieme alla sua famiglia e ai suoi sostenitori venne ferocemente martirizzato dalle armate di Yazīd ibn Mu‘āwiya ibn Abī Sufyān.

L’ Imām e l’Avversario (ḍidd)

La Battaglia di Karbala, vista da una prospettiva esoterica, è la manifestazione dell’opposizione che si compie in ogni era e in ogni età tra le forze dell’Imām del Tempo e le forze dell’Avversario (ḍidd). Proprio come l’Imam della Tempo è l’erede di Ḥaḍrat ʾĀdam e il Vicario di Allāh (khalīfat Allāh) sulla terra, l’Avversario è l’erede di Iblīs e dello shayṭān tra gli esseri umani.

A ogni Profeta abbiamo assegnato un nemico (shayāṭīna) tra uomini e jiin che si ispirano a vicenda mediante discorsi fatui e ingannevoli. Se il tuo Signore avesse voluto, non l’avrebbero fatto. Lascia loro e le loro invenzioni da soli. (Qur’ān 6:112)

Secolo dopo secolo, epoca dopo epoca, ogni età ha il suo Iblīs, possano le maledizioni di Allāh colpirlo, e il suo Adam, possano invece le benedizioni di Allāh essere su di lui.

Al-Mu’ayyad al-Shirāzī, (Majālis al-Mu’ayyadiyyah, Vol. II, Majlis No. 11, 71)

Gli Imām hanno sempre parlato di questo Avversario o Iblīs come del “Faraone” che cerca di sviare le persone in ogni epoca. Esiste un faraone in ogni ciclo di ciascun Imam. Costui, attraverso il potere e l’influenza del suo spirito svia le menti dei servi semplici che non hanno ancora trovato la via del portatore di Verità. Li deviano dal percorso per raggiungere il Paradiso più sublime e supremo e li portano nel più profondo inferno, che è la terra degli ipocriti (munafiqun).

Cosi come l’Imām è il portatore della luce della walāyah che conduce gli esseri umani più vicino ad Allāh, l’Avversario manifesta le tenebre della contro-iniziazione per sviare gli uomini. Come spiega al-Mu’ayyad al-Shirāzī, l’imām e la sua gerarchia (ḥudūd) di maestri spirituali, che sono la manifestazione delle virtù, conosciute come Forme Adamiche (al-ṣuwar al-ādamiyyah), si oppongono all’Avversario e alla sua contro-gerarchia di seguaci che incarnano i vizi decadenti conosciuti come Forme Sataniche (al-ashkāl al-shayṭāniyyah). In altre parole esistono gli Imām del Vero (a’immat al-ḥaqq) e gli Imām del buio (a’immat al-ḍalāl).

I maestri della somiglianza sono i falsi Imām (a’immat al-bāṭil) e questi si ergono contro i veri Imām (a’immat al-ḥaqq), dal momento della creazione dell’umanità, velando illusoriamente la vera creazione di Allāh. Essi (falsi Imām) sono solo apparizioni (ashbāh) senza spirito (arwāḥ). Questo significa che Allāh non infuse in loro lo Spirito della Vera Vita (rūḥ al-ḥayāt al-ḥaqīqiyyah) proveniente (naṣṣ) dal Rasulullah (S).

al-Mu’ayyad al-Shirāzī, (Majālis al-Mu’ayyadiyyah, Vol. I, Majlis No. 25, 124)

La differenza tra il vero Imām e l’Avversario – il falso Imām – sta nel fatto che il vero Imām è ispirato dallo Spirito Santo (al-mu’ayyad bi’l-rūḥ al-quds) mentre il falso Imām tenta di imitare il vero Imām e di usurparne i diritti. Questa opposizione è sempre esistita nelle ere degli Imām che hanno preceduto il Profeta Muḥammad e l’Imām ‘Alī ibn Abī Ṭālib. Per esempio, Mawlānā Hāshim ibn ‘Abd Manāf (il bisnonno del Profeta) era l’Imām del periodo in cui visse, il suo avversario era il suo fratellastro Umayyah – che fu esiliato dalla Mecca. Esisteva una simile opposizione tra Mawlānā ‘Abd al-Muṭālib (nonno del Profeta) e il suo avversario, Ḥarb ibn Umayyah – per quanto riguardava la custodia della Ka‘ba. Al tempo del Profeta Muḥammad, l’Avversario non era altri che Abū Sufyān ibn Harb – il quale comandava le tribù dei Quraysh che si opponevano al Profeta. Per l’Imām ‘Alī ibn Abī Ṭālib, l’Avversario era Mu‘āwiya ibn Abī Sufyān. Continuando con l’Imām al-Ḥusayn ibn ‘Alī, l’Avversario era Yazīd ibn Mu‘āwiya ibn Abī Sufyān. L’opposizione tra il vero Imām, che ha il titolo di Ḥaḍrat ʾādam, Vicario di Allāh, e il suo avversario (ḍidd), che incarna Iblīs, esiste in ogni ciclo di ogni era.

Nella teoria di al-Mu’ayyad per quanto riguarda iniziazione (walāyah) e contro-iniziazione,ʾādam e Iblīs coesistono attraverso la storia profetica cosi come l’Imām e il ḍidd esistono in ogni ciclo “Fino al giorno del momento fissato” (Qur’ān 15:38). In termini di potenza, il conquistatore ed il conquistato sono uguali e legati tra di loro, uno dei due conquisterà l’altro mediante il discrimine (furqān) presente in lui.

Elizabeth R. Alexandrin, (The Sphere of Walāya: Ismaili Ta’wil according to al-Muayyad, PhD Dissertation)

karbala

La famiglia dell’Imam al-Husayn ed I loro compagni circondati dall’armata Umayyade composta da 40.000 soldati.

II

L’Imām al-Ḥusayn a Karbala

Mu‘āwiya1 si oppose apertamente e combattè contro il Califfato dell’Imām ‘Alī ibn Abī Ṭālib. Dopo la morte dell’Imām ‘Alī, suo figlio Pīr Imām al-Ḥasan gli succetedde alla guida del Califfato ma, vista la mancanza di supporto e di risorse, dovette abdicare in favore di Mu‘āwiya stesso a condizione che Yazīd non avrebbe ereditato il titolo califfale dopo di lui. Nonostante ciò, Mu‘āwiya ibn Abī Sufyān assicurò a suo figlio Yazīd sarebbe stato il suo successore – un’affermazione che era in contraddizione diretta con gli accordi precedentemente presi tra Pīr Imām al-Ḥasan e Mu‘āwiya.

Mentre Mu‘āwiya, nonostante non fosse una persona retta, cercava di mantenere un’apparenza di dignità nei confronti della funzione califfale, suo figlio Yazīd era apertamente un peccatore e recava disonore alla sua posizione bevendo vino e dedicandosi ad azioni perverse. Quando Yazīd divenne Califfo cercò di stringere alleanza con l’Imām al-Ḥusayn per legittimare la sua sucessione ma l’Imām rifiutò di farlo. Nello stesso momento la popolazione di Kufa invitò l’Imām al-Ḥusayn a guidarla. L’Imām e i suoi parenti assieme ai suoi compagni stavano viaggiando da Mecca a Kufa quando vennero intercettati dalle armate umayyadi inviate da Yazid e furono circondati nei dintorni di Kabarla. Vennero loro negati i rifornimenti di acqua per parecchi giorni e poi attaccati. Soverchiati da un’armata forte di 40.000 uomini, l’Imām, la sua famiglia e i suoi compagni vennero uccisi e martirizzati in quella che fu conosciuta come la battaglia di Karbala, dove, tra gli altri, morirono anche il figlio dell’Imām al-Ḥusayn – un bambino di 6 mesi di vita Alī Asghar, il figlio dell’Imām ‘Alī ibn Abū Ṭālib, ‘Abbas, e il figlio di Pīr Imām al-Ḥasan. L’unico sopravvissuto maschio della famiglia dell’Imām fu suo figlio Imām ‘Alī Zayn al-‘Ābidīn – che fu infine salvato dall’esecuzione grazie all’intervento di Ḥaḍrata Zaynab, sorella dell’Imām al-Ḥusayn.

Di seguito riportiamo le parole dell’Imām al-Ḥusayn scritte e pronunciate prima e durante la battaglia di Karbala.

Lettera dell’Imām alla popolazione della città di Basra.

Allāh ha preferito Muḥammad tra tutte le Sue creature. Gli ha dato il dono della profezia e lo ha scelto come Suo messaggero. Dopo aver ammonito i Suoi servi e averli informati del messaggio che recava con sé, [Allāh] lo prese per Lui. Noi siamo la sua famiglia (ahlihi), quelli che possiedono la sua autorità (awliyā’), quelli che godono della sua fiducia (awṣiyā’), noi siamo i suoi eredi (wurathā); noi siamo coloro che hanno più diritto di occupare questa posizione tra tutte le creature. Molte persone hanno egoisticamente sostenuto di avere questo diritto. Eppure noi abbiamo consentito, siccome odiamo la frammentazione e desideravamo il benessere [della comunità dei credenti]. Nonostante ciò, noi sappiamo di avere un diritto maggiore, di cui siamo stati investiti, rispetto agli altri che lo reclamano. Essi2 hanno fatto del bene, hanno messo a posto molte cose e hanno ricercato la verità. Che Allāh abbia pietà di loro e perdoni noi e loro. Vi abbiamo inviato il nostro messaggero con questa lettera. Vi chiamiamo al Libro di Allāh e alla Sunnah del Suo Profeta. Sebbene la Sunnah sia stata [perlopiù] deformata quando l’innovazione ha preso piede. Se stai ascoltando le nostre parole e ubbidirai ai nostri comandi ti guideremo lungo il sentiero della Retta Via.

Imām al-Ḥusayn ibn ‘Alī, (Arzina Lalani, Early Shi’i Thought, 30)

Le parole dell’Imām ad al-Hurr ibn Yazīd e all’armata umayyade

Popolo, se hai Timore di Allāh e riconosci i diritti di coloro che hanno diritto, Allāh ne sarà soddisfatto. Noi siamo la Ahl al-Bayt e come tali siamo i depositari della Sua Autorità Spirituale (walāyah), non come coloro che pretendono questo diritto quando non gli appartiene. Essi hanno portato violenza e tirannia su di voi. Se ci rifiutate perché vi siamo invisi o perché non conoscete il nostro diritto e il vostro punto di vista è cambiato da quanto scritto nelle lettere che ci avete inviato o da quanto riferito dai vostri messaggeri, allora noi ce ne andremo.

Imām al-Ḥusayn ibn ‘Alī, (al-Tabari, La storia di al-Tabari, 22-62)

Parole dette a sua sorella Zaynab bint ‘Alī ibn Abī Ṭālib

Abbiamo appena visto Rasulullāh nei nostri sogni, che Allāh lo benedica e gli dia la pace. Lui mi ha detto: tu stai per raggiungerci!

Imām al-Ḥusayn ibn ‘Alī, (al-Tabari, La storia di al-Tabari, 22-62)

Le parole dell’Imām dette al suo fratellastro al-‘Abbas riguado al nemico

Torna da loro, se puoi, ritarda il loro arrivo fino al mattino, persuadendoli a non attaccarci al calar della sera. Così, forse, noi potremo pregare il Nostro Signore durante la notte per chiamarLo a noi e chiedere la Sua Misericordia. Lui sa che siamo sempre prostrati dinanzi a Lui, che sempre viviamo il Suo Libro, ricordandoLo nei Cuori per cercare la Sua Misericordia.

Imām al-Ḥusayn ibn ‘Alī, (al-Tabari, La storia di al-Tabari, 22-62)

Il discorso dell’Imām ai suoi compagni alla vigilia della battaglia di Karbala

Non abbiamo mai conosciuto dei seguaci più leali e delle persone più virtuose di voi, né una famiglia (ahl) più devota e più pura della nostra famiglia. Che Allāh vi ricompensi in nostra vece. Infatti, non crediamo ci saranno ulteriori giorni da vivere assieme. Vi diamo il permesso di lasciarci. Tutti Voi potrete andarvene malgrado il giuramento fatto di seguirci, per cui non ci sarà nessun obbligo futuro nei nostri confronti. Che questa notte vi possa guidare!

Imām al-Ḥusayn ibn ‘Alī, (al-Tabari, la storia di al-Tabari, 22-62)

La famiglia dell’Imām e i suoi compagni riaffermano la loro fedeltà

Noi non ti abbandoneremo e ti seguiremo dopo la morte. Allāh non ci vedrà mai fare una cosa del genere. – ‘Abd Allāh b. Ja‘far

No, per Allāh, noi non faremo una cosa del genere. Piuttosto ti riscatteremo con le nostre vite, proprietà e famiglie. Noi combatteremo per te fino a quando non raggiungerai il tuo ultimo maqām. Possa Allāh rendere le nostre vite abominevoli dopo la tua morte. – i figli di ‘Aqīl ibn Abī Ṭālib

Per Allāh, anche se dovessi morire per poi tornare in vita, essere bruciato poi ancora dissolto nelle tenebre esteriori e questo per settanta volte, non ti abbandonerei fino a trovare la morte in battaglia in tuo nome. Come potrei fare questo quando c’è solo una sola morte, questa morte è la più grande benedizione e non può essere respinta. – Muslim ibn Awsaja

Per Allāh, preferirei essere ucciso e poi riportato in vita per poi essere ucciso ancora per mille volte in questo modo e che attraverso questo sacrificio Allāh, il Potente, sia Egli Esaltato, protegga la tua vita e la vita dei figli della tua Casa. – Zuhayr ibn al-Qayn

L’ Imām ritorna alla sua tenda e designa suo figlio Imām ‘Alī Zayn al-‘Ābidīn come suo successore

Figlio mio, che sei il migliore e il più puro dei miei figli, dopo la mia morte sarai il mio successore e il mio sostituto. Prenditi cura di queste donne e di questi bambini durante la prigionia e gli imprevisti del viaggio. Consolali. Figlio mio, porta ai miei amici il mio saluto di pace (al-salam) e dì che il loro Imām è stato ucciso lontano dalla sua casa e che piangano per me.

Imām al-Ḥusayn ibn ‘Alī, (M.H. Bilgrami, La vittoria del Vero: La vita di Zaynab bint ‘Ali, Capitolo 6)

L’ultimo avvertimento dell’Imām alle armate umayyadi

Uomini, ascoltate le mie parole e non affrettatevi [ad attaccarmi] in modo che io possa ricordarvi quali doveri avete nei miei confronti e cosicché io possa liberarmi da ogni responsabilità [di ciò che state per farmi]. Ricordate le mie parole e considerate chi sono. Poi guardatevi dentro e fate le vostre considerazioni. Considerate che sia giusto per voi giusto uccidermi e violare l’onore delle mie donne? Non sono forse io il figlio della figlia del Profeta, del fiduciario del suo testamento (wali), suo cugino, il primo dei credenti in Allāh e l’uomo che per primo ha creduto nel suo messaggero, che Allāh benedica lui e la sua famiglia? Non era forse Hamza, il signore dei martiri, mio zio? Non era forse Ja‘far, colui che volò in Cielo, mio zio? Non avete forse voi ascoltato le parole del Rasulullāh, che Allāh benedica lui e la sua famiglia, per quanto riguarda me e mio fratello: ‘Questi sono i due Principi della Gioventù celeste del Paradiso? Se credete in quello che sto dicendo e vi giuro che questa è la verità, per Allāh, non ho mai detto una bugia da quando ho imparato che Allāh odia le persone che mentono…Non è questo sufficiente per evitare che venga sparso il mio sangue?

Imām al-Ḥusayn ibn ‘Alī, (al-Tabari, La storia di al-Tabari, 22-62)

Se siete in dubbio che io sia il figlio della figlia del Profeta. Per Allāh, non c’è altro figlio di un profeta diverso da me tra di voi e tra tutti i popoli da Est a Ovest. Possa la vergogna essere su di voi. State cercando riparazione da me per uno dei vostri cari che io ho ucciso o per una proprietà che io vi ho sottratto o per una ferita che vi ho inflitto?

Imām al-Ḥusayn ibn ‘Alī, (al-Tabari, La storia di al-Tabari, 22-62)

La preghiera dell’Imām ad Allāh quando la cavalleria umayyade si avvicinava

O Allāh, tu sei colui nel quale io confido in mezzo a tutto questo dolore. Tu sei la speranza in mezzo a tutte queste violenze. Tu sei il mio conforto e l’origine di tutte le cose che mi succedono, non importa quanto il cuore possa indebolirsi, quanto l’inganno possa diminuire la mia speranza, che i miei amici mi abbandonino e quanto il nemico gioisca di questo. Tutto ciò che mi sta succedendo viene da te e quando mi lamento è a causa del mio desiderio di Te, Te solo. Tu mi hai confortato in tutto e mi hai rivelato il significato delle cose. Tu sei il Maestro di ogni misericordia, il possessore di ogni bontà e l’ultimo rifugio di ogni desiderio.

Imām al-Ḥusayn ibn ‘Alī, (al-Tabari, La storia di al-Tabari, 22-62)

Shahid

III

Il sacrificio degli Imām

La battaglia di Karbala è l’esempio eminente di come gli Imām abbiano sacrificato le loro vite per svelare il Vero, difendere la Giustizia Divina e compiere il loro sacro mandato di guardiani dell’Islam. Questo ci fa vedere come l’istituzione dell’Imamato non sia solo spirituale ma abbia anche lo scopo di raddrizzare la Tradizione Sacra nel mondo. L’Imām al-Ḥusayn e la sua famiglia diedero le loro vite per compiere questa missione. Così ogni Imām, nella sua epoca, offre lo stesso sacrificio in forme e modi differenti.

Il sacrificio dell’Imām è predetto nel racconto coranico che vede Ḥaḍrat Ibrāhīm nell’atto di immolare suo figlio Ismā‘īl per ordine di Allāh. La storia è simbolica e si riferisce alla missione dei Santi Imām, che discendono dalla stirpe di Mawlānā Ismā‘īl ibn Ibrāhīm. Infatti il Nobile Qur’ān riporta, per quanto riguarda Ismā‘īl:

E lo riscattammo con un sacrificio immenso (dhibḥin ‘aẓīm). Abbiamo perpetuato il ricordo di Lui nei posteri. (Qur’ān 37:107-108)

Contrariamente all’interpretazione exoterica, la quale sostiene che Ismā‘īl fu scambiato con un ariete, il vero significato di questi versi è che Allāh riscatta il sacrificio fisico con il sacrificio spirituale degli Imām, rinnovandolo generazione dopo generazione attraverso l’Imām di ogni epoca, un discendente di Mawlānā Ismā‘īl ibn Ibrāhīm. Anche se il martirio dell’Imām al-Ḥusayn è avvenuto 1300 anni fa, lo spirito e il significato del suo sacrificio viene rinnovato in ognuno degli Imām della sua progenie – incluso l’Imām Muḥammad b. al-Hasan al-Mahdī, che è l’Imām Vivo e Presente (al-imām al-ḥāḍir al-mawjūd).

L’Imam vivente

O gente ascoltate queste parole dette dall’Ultimo dei profeti: “Chi muore fra di noi [la Ahl al-Bayt] non sarà mai morto, chi cade [da martire] tra coloro che ci amano non cadrà mai.

Imām ‘Alī ibn Abī Ṭālib, (Nahjul Balagha, tr. di Syed Ali Rezha, Khutbah 86, 217-218)

Anche se la morte dell’Imām al-Ḥusayn fu estremamente tragica e totalmente contraria a tutti i principi di bontà e giustizia, il vero credente (al-mu’min) deve ricordare che da un punto di vista spirituale l’Imām in realtà non può essere ucciso. Il Qur’ān applica questa prospettiva anche alla crocifissione storica di Mawlānā ʿĪsā ibn Maryam quando proclama questo:

Invece non l’hanno ne ucciso ne crocifisso, ma così parve loro (Qur’ān 4:157).

Allo stesso modo, la “storicità” dell’Imām vive e muore nel reame del mondo (dunyā), ma l’eternità dell’Imām è sempre presente nel reame della Tradizione Sacra (dīn). Questo è il motivo, per esempio, per cui nelle ṭuruq, quando si ricorda e si onora la morte dell’Imām al-Ḥusayn, non si segue un lutto formale, a differenza di ciò che avviene nel contesto sciita-jafarita. Il Qur’ān conferma questa cosa quando dichiara:

Non considerare morti quelli che sono stati uccisi sulla via di Allāh, sono invece vivi e trovano sostegno nella presenza del loro Signore, essi gioiscono nella generosità elargita da Allāh (Qur’ān 3:169-170)

Gli Imām sono quindi eternamente vivi sotto tre aspetti. In primo luogo, l’Imām continua attraverso il suo successore designato che è il successivo Imām: questi sono i dodici, ultimo dei quali è l’Imām Muḥammad b. al-Hasan al-Mahdī, attualmente in stato di occultazione (ghayba). In questo modo l’ Imām come tale è sempre presente sulla terra. Sotto un altro aspetto l’anima pura dell’Imām deceduto rimane perennemente viva in Paradiso e nella Presenza Divina, come aspetto primordiale della Sua Luce (nūr Allāh). In terzo luogo, la Luce (nūr) dell’imamato – conosciuta anche come Intelletto Universale (al-‘aql al-kulli), il Primo Essere Originato (al-insān al-awwal) o Realtà Muhammadiana (al-ḥaqīqa muḥammadiyya) – è l’Imam Vero, che si manifesta attraverso l’anima ed il corpo di ogni Imam – eterno, perfetto, immutabile e non affetto dagli eventi del reame creato. Pertanto Egli rimane sempre vivo (al-Hayy), storicamente (con l’Imam che lo succede), spiritualmente (come un’anima pura), e metafisicamente (come Luce dell’Imamato).

Il lutto per la Ma‘rifah: il Ta’wīl di Karbala

La ma‘rifah, ovvero la gnosi, si riferisce al riconoscimento spirituale innato del tawḥīd, la realizzazione del Sé Supremo che risiede nel profondo di ogni anima umana – fin dalla pre-eternità (alastu), dal giorno in cui le anime (anfus) testimoniarono che Allāh era il loro Signore (Qur’ān 7:172). Tutti coloro che sono impegnati nella Via (murīd) cercano la ma‘rifah del tawḥīd attraverso il loro Maestro (shaykh), la Catena Iniziztica (silsila) e quindi, in ultima analisi, attraverso l’Imām.

L’Imām al-Husayn urlò ai suoi compagni: “Allāh – che la Sua Menzione sia glorificata – non creò i Suoi servi eccetto che per conoscerLo e conoscendoLo Lo adorino e adorandoLo saranno soddisfatti della Sua adorazione e troveranno soddisfazione solo nella sua adorazione.” Gli uomini gli risposero: “O Figlio del Profeta, possano mio padre e mia madre essere sacrificati in tuo nome. Che cos’è la ma‘rifah di Allāh?” L’Imam rispose: “La ma‘rifah degli uomini di ogni tempo risiede nel loro Imām — a cui l’obbedienza è dovuta.”

Shaykh Saduq, (Ilal al-Sharā‘i’, Vol. 1, 19)

È perciò chiaro che le forme assunte dall’Imām Eterno, non sono altro che quelle dei Maestri della Silsila e in particolare del proprio Shaykh: solo conoscendolo si può conoscere Allāh e dal momento in cui una persona diventa un conoscitore (‘ārif), attraverso la ma‘rifah del suo Maestro realizza il tawḥīd divenendo muwaḥḥid, un liberato in vita. In quel momento l’unione (ittiḥād) e l’unicità (waḥdat) verranno completamente all’esistenza e così anche la realtà degli atti di adorazione diverrà evidente.

Se ancora ci chiediamo in che modo l’essere umano raggiunge la ma‘rifah, la risposta viene data dal sermone dell’Imām ‘Alī ibn Abī Ṭālib:

Allāh non ha creato gli intelletti (‘uqūl) in modo che fossero capaci di definire [razionalmente] le Sue Qualità ma non ha velato gli intelletti dal poter riconoscere la Sua Essenza (ma‘rifah).

Imām ‘Alī ibn Abī Ṭālib, (Nahj al-Balāghah, Sermone 49)

Le parole dell’Imām tracciano un collegamento diretto tra l’intelletto umano (‘aql) e la ma‘rifah. L’intelletto è molto più che la capacità del pensiero razionale o del ragionamento discorsivo. L’aql è essenzialmente la facoltà spirituale di visione diretta del cuore (qalb) – nella quale l’intelletto coglie immediatamente il suo oggetto di conoscenza e diventa tutt’uno nell’atto di conoscenza intellettuale. Questo è in contrasto con la facoltà razionale o discorsiva – che opera nel tempo e impiega logica e ragionamento per avanzare passo dopo passo alla ricerca di una soluzione. Mentre la facoltà razionale giunge ad una rappresentazione concettuale (taṣawwur) dell’oggetto conosciuto, l’intelletto percepisce le cose come esse sono, come una presenza aldilà del tempo e diretta. È il più grande strumento di conoscenza dell’essere umano, l’unico capace di raggiungere la ma‘rifah – mentre la ragione al massimo può dare una rappresentazione concettuale di questa conoscenza.

La ma‘rifah dell’Imām può essere raggiunta solo purificando l’anima (nafs), che è lo specchio dove si riflette la luce intellettuale. Questo perché l’intelletto (‘aql) in ogni essere umano è un raggio della Luce (nūr) dell’Imamato – l’Intelletto Universale (al-‘aql al-kulli).

In ogni epoca, l’Imām è la manifestazione (maẓhar) dell’Intelletto Universale nel mondo grossolano, mentre l’intelletto umano pienamente attualizzato (‘aql) è la manifestazione dell’Intelletto universale nel cuore (qalb). Così, l’imām “esteriore”, che incontriamo nel mondo, nella forma del nostro shaykh, altri non è se non l’intelletto (‘aql), ovvero l’Imām “interiore”, il Sat Guru degli Hindu alla luce della ma‘rifah. Per analogia inversa, l’Imām “interiore”, in ogni essere, non è che un raggio della Luce dell’Imām “esteriore”. Ecco spiegata la necessità e l’obbligo di sottomettersi a un Maestro Realizzato, per potere anche solo sperare di percorrere la Via (ṭarīqa).

Qui giace il significato esoterico dell’evento di Karbala. Tutte le anime umane possiedono la ma‘rifah nella loro Vera Essenza ma questa ma‘rifah è dormiente. L’Essere Reale dell’Imām al-Ḥusayn può essere riconosciuto solo attraverso la ma‘rifah dell’intelletto (‘aql), l’Imām interiore. Coloro che uccisero e si opposero all’Imām al-Ḥusayn lo fecero perché mancavano di questa ma‘rifah, i loro intelletti erano assopiti e i loro cuori erano malati, si trovavano nell’impossibilità di riconoscere l’Imām al-Ḥusayn come Vero Imām. Proprio come l’Imām della tempo si oppone da un avversario nel mondo grossolano, c’è anche un Iblīs interiore nel mondo sottile che si oppone l’intelletto umano. Questo Iblīs interiore si chiama hawā, l’insime delle tendenze infere e centrifughe che caratterizzaziono l’individuo e l’anima che comanda al male (al-nafs Amarra) (Qur’ān 12:53). Ancora, con le parole dell’Imām ‘Alī ibn Abī Ṭālib, possiamo dire :

al-‘aql (l’intelletto) è la guida delle forze di al-Rahman (il Misericorde); al-hawā comanda le forze di al-shayṭān (l’Avversario); al-nafs (l’anima) oscilla tra loro, sensibile al fascino di entrambi e entra nel dominio di quello dei due che trionferà.

La Battaglia di Karbala rappresenta esteriormente la lotta interiore che si svolge in ogni momento nell’anima umana tra l’intelletto e le tendenze centrifughe dell’individualità. L’Imām al-Ḥusayn ed i suoi compagni simboleggiano l’intelleto e le nobili virtù (makarim al-akhlaq)3 mentre Yazīd ed i suoi servitori rappresentano le tendenze infere (hawā) ed i vizi dell’anima concupiscente. Henry Corbin spiega in maniera eloquente questo simbolismo come segue:

C’è un Imām Husayn all’interno di ogni uomo: il suo intelletto, il cui splendore divino è una luce che deriva dall’Imām. Ma questo Imām interiore è circondato da nemici, e questi sono tutte le potenze dell’anima carnale, emesse dalle ombre dei nemici dell’Imām. All’interno di ogni uomo si rivela la tragedia di Karbala. Nella Karbala del suo cuore, può succedere che i poteri dell’anima carnale uccidano l’intelletto e la presenza angelica che lo assiste, sradicandone ogni traccia. In questo modo si compie in ognuno di noi, parola per parola, il ta’wīl (interpretazione) della tragedia di Karbala.

Gli eventi di ‘Āshura, a Karbala, hanno luogo in ogni anima umana. L’intelletto è responsabile per le qualità della compassione, dell’amore, della bellezza, della bontà, della generosità e della saggezza mentre l’hawā è fonte di avidità, lussuria, paura, desiderio e soprattutto dell’orgoglio individuale. Se l’intelletto umano è sopraffatto dall’anima concupiscente, allora non si avrà la ma‘rifah dell’Imām. Ogni volta che il nostro ego e la paura dominano la nostra passione spirituale (‘ishq), la compassione verso tutti gli esseri (raḥma) e la nostra saggezza (ḥikma) allora l’Imām viene, ancora una volta, ucciso a Karbala. E ciò è motivo per un vero lutto, un lutto per questa ma‘rifah, che è stata dimenticata a causa della decadenza spirituale. Questo è il ta’wīl di Karbala, il ta’wīl del lutto per l’Imām al-Ḥusayn.

Tutti coloro che, al contrario, scelgono di morire con l’Imām al-Ḥusayn, come fecero i suoi compagni, in battaglia, questi sono i martiri (shuhadāʾ), disposti a riconoscere il Sé Supremo, il Suo Volto, nella Persona stessa dell’Imām, offrendo il sacrificio di se stessi e delle loro individualità per svelare tutta l’illusione di questo mondo a beneficio della ma‘rifah dell’Imām.

*******

1Nel mese di Rajab 60H (Marzo 680 DC), Muawiya morì all’età di 77 anni. Yazid, figlio di Muawiya, assunse il califfato secondo il testamento di suo padre, attraverso una procedura ereditaria che non si era mai verificata nella storia dell’Islam fino a quel momento. Muawiya aveva posto le basi per un facile passaggio dei suoi poteri a suo figlio attraverso una meticolosa azione diplomatica preparatoria e grazie al potere militare che aveva raggiunto. L’unico elemento che ancora mancava per la completa legittimazione di Yazid a califfo dell’Islam era l’approvazione di quattro prominenti individui appartenenti alla cosidetta “seconda generazione” (tabi’un) dopo la generazione del Profeta (S): Imam Husayn ibn Ali’ (A), Abdullah ibn az-Zubair, Abdullah ibn Umar e Abdurrahman ibn Abu Bakr. Prima che la notizia della morte di suo padre giungesse a Medina, Yazid ordinò al governatore della città Al-walid ibn Utba di assicurarsi il giuramento di fedeltà dei quattro. Abdullah ibn az-Zubair decise di allontanarsi immediatamente dalla città alla volta di Mecca per evitare di prestare l’omaggio ; mentre l’imam Husayn (A), convocato d’urgenza alla corte del governatore, cercò di guadagnare tempo dicendo che sarebbe stato preferibile prestare il giuramento (bay’a) in pubblico. Marwan al-Hakam, consigliere di Walid ibn Utba, capì che le reali intezioni di Husayn erano di non prestare il giuramento e sconsigliò fortemente il governatore dal lasciare andare via l’imam Husayn (A) prima che questi l’avesse prestato. Ciononostante, il governatore non se la sentì di imporre la sua volontà ad un personaggio della statura spirituale dell’Imam e lo lasciò andare. Per evitare ulteriori confronti, l’Imam Husayn (A) partì a sua volta per Mecca. Nel frattempo la notiza della morte di Muawiya si diffuse tra la popolazione e reinvigorì le speranze dei sostenitori di Husayn (A) a Mecca e sopratutto a Kufa.Per assicurarsi che gli abitanti di Kufa erano sinceri nelle loro asserzioni di supporto, l’Imam Husayn (A) mandò suo cugino Muslim ibn Aqil. Questi appurò che le intenzioni dei Kufani erano sincere a ne informò Husayn (A).Yazid, tuttavia, venne informato della presenza di Muslim nella città e del supporto che stava raccogliendo in favore di Husayn (A) e immediatamente mandò il suo braccio destro Ubaydullah ibn Zyad, governatore di Basra, a sedare il focolaio di rivolta. Arrivato a Kufa, Ubaydullah ibn Zyad ordinò che le case di tutti I simpatizzanti di Husayn (A) fossero bruciate, che I loro beni fossero confiscati e che i colpevoli venissero messi a morte. Muslim fu catturato e giustiziato per decapitazione di fronte agli atterriti Kufani.Con l’avvicinarsi della stagione del Pellegrinaggio (Hajj), i pellegrini si stavano recando a Mecca provenendo da tutte le parti e l’Imam Husayn (A) intuendo che Yazid aveva mandato sicari travestiti da pellegrini, e volendo evitare che le cerimonie fossero sconsacrate con uno spargimento di sangue, lasciò Mecca il giorno prima che le cerimonie cominciassero (l8 Dhul Hija 60H/ 10 Settembre 680).L’Imam si avviò verso Kufa con soli 50 uomini, ma ben presto fu avvisato che tutte le vie per la città erano state bloccate dall’esercito Ummayade. Giunto ad Attilbia, gli pervenne anche notizia dell’esecuzione di Muslim; poco più avanti, a Zubaba, fu informato che anche i messaggeri da lui inviati per annunciare il suo arrivo nella città erano stati uccisi. Essendo stato avvisato che un numeroso esercito nemico si era accampato sulla sua via presso una località chiamata Cadisia, deviò il corso della sua marcia ma fu intercettato da Ur ibn at-Tamimi a capo di una legione di 1.000 uomini. Ur tuttavia esitava ad uccidere colui che era il nipote del Profeta (S) e si limitò a inseguire a breve distanza la carovana dell’Imam Husayn (A), senza attaccarla. Il 2 Muharam 61H (2 Ottobre 689) Husayn (A) si accampò sulla piana di Karbala. Il giorno successivo un rinforzo di 4.000 uomini comandato da Omar ibn Sad si unì alla forza di Ur, ferma anch’essa nelle vicinanze di Karbala. Sebbene Omar non esitò a porre sotto assedio la carovana dell’Imam Husayn (A) privandole l’accesso all’unica fonte d’acqua nelle vicinanze, anch’esso temporeggiò prima di un attacco definitivo, sperando in una soluzione pacifica. Ben presto però, Shamir gli conferì l’ordine di Yazid di attaccare o di cedere a Shamir stesso il comando delle forze armate.Vedendo che l’esercito nemico si apprestava ad attaccare, l’Imam Husayn (A) mandò suo fratello Abbas ibn Ali’ (figlio dell’Imam Ali (A)) nel campo avversario per chiedere di rimandare le ostilità almeno di una notte; l’Imam infatti presagiva l’imminente sacrificio e aveva bisogno di tempo per lasciare andare coloro che non volessero il sicuro martirio. Da parte sua l’Imam Husayn (A) era deciso ad andare fino in fondo, perché sapeva che il prezzo da pagare per riaccendere la luce del Corano e della Tradizione del Profeta (S) nelle anime dei musulmani, era la propria vita. Solo alcuni dei suoi decisero di lasciarlo, così che il totale dei suoi uomini era di 72, comprendendo coloro che si erano uniti a lui lungo il viaggio e coloro che avevano disertato dall’esercito Ummayade. Il 10 Muharram, il giorno noto come Ashura, tutti gli uomini delle forze di Husayn (A) vennero uccisi, le loro teste mozzate. Sinan ibn Anas tagliò la testa dell’Imam Husayn (A) e Kawali ibn Yazid al Ashay la prese in custodia per trasportarla a Kufa. I corpi dei martiri vennero lasciati sul campo di battaglia finché, dopo due giorni, gli abitanti di un vicino villaggio si sentirono sicuri abbastanza per andarli a seppellire. L’esercito Ummayade nel frattempo si era avviato verso Kufa in una macabra processione con le 72 teste dei martiri infilzate su lance, e le donne e i bambini catturati al seguito; alle donne fu anche rimosso il velo dai loro capi. Tra i prigionieri si trovava il ventiduenne Imam Ali Zayn al-Abidin (A), figlio di Husayn (A), che era estremamente malato ed incapace di muoversi, cosa che gli aveva impedito di combattere risparmiandogli il martirio. Tra i prigionieri vi era anche Muhammad Hassan, di appena quattro anni, figlio dell’Imam Hasan ibn Ali (fratello dell’Imam Husayn (A), morto dieci anni prima). Tra le donne vi era Zaynab figlia dell’Imam Ali ibn Abu Talib (A). Dopo essere stata mostrata in pubblico a Kufa, la testa mozzata di Husayn (A) fu portata a Damasco per essere presentata a Yazid in una sontuosa cerimonia di corte. Tutti i prigionieri vennero condotti al seguito. La storia ci testimonia come Yazid non ebbe nessun rimorso per la morte dell’Imam ed il rude trattamento dei prigionieri che tenne incarcerati per un ulteriore anno prima di essere rilasciati ed autorizzati a ritornare alle loro abitazioni. La famiglia del Profeta (S) ritornò prima a Karbala e poi a Medina.

2Abū Bakr al-Ṣiddīq, `Umar ibn al-Khattāb, ʿUthmān ibn ʿaffān, i primi tre khulafāʾ rāshidūn.

3Esse sono le stesse virtù che caratterizzano i Fityan, gli appartenenti alla Futuwwa, la Cavalleria Spirituale.

*

Al-Salam ‘alayKa Ya Aba AbilLah, al-Husayn! Hu! Illa Hu!

*

, , , , , , ,

Comments are closed.