Tariqa Shaziliya

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PREMESSA

Questo breve lavoro sulla ṭarīqa Shāzilīya non è scritto da uno specialista accademico, ma da un semplice musulmano che aveva stretti contatti con diversi shuyukh e i loro seguaci, appartenenti a diversi rami della ṭarīqa Shāzilīya. Le informazioni quì raccolte si basano sulla trasmissione esclusivamente orale e su esperienze dirette. Pertanto le varie discrepanze presenti sono dovute alla limitazione della comprensione spirituale dell’autore…e che Allāh (JwS) perdoni queste lacune e renda paziente il lettore nei confronti dei suoi errori.

Essendo la ṭarīqa Shāzilīya diffusa principalmente nei paesi arabi, la terminologia utilizzata è quella della taSawwuf arabo, dove faqīr (pl. fuqarā) è propriamente il “Povero nello Spirito” altresì detto derviscio, zāwīa è il luogo in cui si incontra lo shaykh e si praticano i riti comuni della ṭarīqa, muqaddim è un faqīr anziano con particolari funzioni, naqīb un muqaddim che guida lo dhikr comune.

INTRODUZIONE

La ṭarīqa Shāzilīya è uno dei piu attivi e diffusi ordini, dal Maghreb fino alla “Mezzaluna Fertile”, con rami persino nelle terre della Federazione russa. La sua forza, il ruolo e l’impegno sulla Via di Allāh (SwT) in Nord Africa e nei paesi arabi, come pure tra i venti milioni di musulmani dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti, possono essere paragonati solo a quelli dei Khalwati in Anatolia, dei Nāqshbāndi in Asia centrale e dei Chishti nel subcontinente indiano.

Negli ultimi due secoli, rami come la Darqawīya e la ‘alawīya, derivata dalla precedente nel XX secolo, attraverso la figura di Sidi Ahmad al ‘alawi (QS) di Mostaghanem, hanno ulteriormente diffuso e rivitalizzato il percorso shāzili in tutto il mondo. Altre jamat shāzili largamente diffuse, oggi, all’interno della umma sono la Hamidiyya (Shaykh Salman al Radi, dall’Egitto, di cui il defunto Shaykh al Azhar ‘Abd al ‘alim Mahmud era discepolo), la Butchichīya (Qadīrīya-Shazilīya, da Shaykh Hamza Butchichi del Marrocco) e la Burhanīya (Dusuqīya-Shāzilīya, con Shaykh Muhammad ‘Uthman ‘Abduhu del Sudan).

La trasmissione spirituale (isnad) shāzili proviene dalla Qadīrīya attraverso Sidi Abu Madian (QS), nipote di Hadrat ‘Abd al Qadir al Jilani (QS). Attraverso il Ghawth al Zamān si hanno due lignaggi (silsila): uno è quello classico della Qadīrīya, con Hadrat Ali ibn Abu Talib (QS), Hasan al Basri (QS), Habib al ‘ajami (QS), Dawud al Ta’i (QS), Maruf al Kharqi (QS), Sari al Saqati (QS), Imam Junayd (QS), ecc; un secondo, meno famoso, include Hadrat Imam Hassan (QS) e Imam Hussayn (QS) tra Imam Hadrat Ali e Hassan al Basri (QA). Tuttavia, il vero santo cardine della Shāzilīya è Sidi Abd al Salam ibn Mashish (QS) il maestro del PIR (cardine): Hadrat Abu Hassan al Shāzili (QS). La struttura e i rituali dell’ordine sono stati successivamente definiti e organizzati dai suoi due successori, Sidi Ibn Abbas al Mursi e Sidi Ibn al Ata’ullah Iskandari (QA), che hanno lasciato i primi documenti scritti sul sentiero shāzili.

TARIQA, MASHRAB E ADAB

Due sono i principali metodi del sentiero spirituale (sulūk) insegnati nella via shāzili, sulla base di due gusti spirituali diversi. Il primo è centrato sul desiderio spirituale (ḥimmā) dell’aspirante (murīd) di procedere verso la Verità (ḥaqq) e il suo gusto (mashrab) è quello dell’amore divino (mahabba), gli stati spirituali sono progressivamente raggiunti durante il percorso. Il secondo è basato sull’attrazione (jāzba) verso la Verità, il gusto è quello della contemplazione divina (mushāhada). Il fine realizzativo è improvvisamente vissuto all’inizio del percorso, ma lentamente compreso durante esso. Alcune volte, in questo ultimo metodo, la progressione spirituale può “essere congelata” fino al momento della morte, quando si raggiungerà l’obiettivo. Come la freccia scoccata dall’arco ci si avvicinerà al centro del bersaglio tanto più quanto più elevata sarà stata l’intensità dell’attrazione durante la vita terrena.

La Shāzilīya è stata caratterizzata fin dall’inizio dall’assenza di qualsiasi tipo di indumento inteso come segno distintivo e questo per espresso desiderio del suo maestro, Sidi Abu Hassan al Shāzili (QS). Questo nei paesi musulmani ha aiutato la sua diffusione all’interno di un contesto sociale in cui l’affiliazione ad un percorso spirituale potrebbe esser visto in un modo sospetto dai sapienti delle scienze più esteriori, o dai funzionari pubblici. Le sue tendenze a basso profilo ne fanno una Via di “successo” tra i musulmani occidentali, sia convertiti, sia immigrati di prima e seconda generazione. I seguaci cercano di mantenere il giusto mezzo tra fede e pratiche giornaliere, e grande importanza è data alla mancanza di eccessi[1].

L’adab richiesto è raramente formalizzato in un elenco di comportamenti raccomandati; la pratica della Sunna senza ostentazione è generalmente vista come abito distintivo degli shāzili. Un’eccezione a questa regola è presente tra i rami egiziani, dove spesso un elenco delle cose da fare e dei divieti sono date ai neofiti, insieme ai esercizi spirituali (awrād, sing.: wird)[2]. I riti quotidiani dell’Islam sono visti sempre alla luce del loro simbolismo, nei significati più interiori, venendo equiparati a quelli delle pratiche iniziatiche dell’ordine atte all’avanzamento sul cammino spirituale. Il comportamento verso i fratelli della confraternita è tenuto in alta considerazione al pari di quello dovuto alla guida spirituale. Inoltre lo shāzili ha bisogno della compagnia dei suoi fratelli per affinare il suo io (nafs), essendo loro lo specchio dei suoi progressi e delle sue carenze. In sintesi la Shāzilīya si basa sulla compagnia spirituale, la Sunna e le pratiche rituali. Tutti questi aspetti spesso possono superare o comunque surrogare lo Shaykh, che è tuttavia fondamentale per i neofiti e per una piena realizzazione degli stati avanzati[3]. Si dice infatti “al wird al shaykh”, il wird è lo Shaykh, ma altresì non è permesso evitare di avere uno Shaykh vivente nel dunyā.

BAY’A

Il Patto Iniziatico (bay‛a o anche ‛ahd) nella Shāzilīya è il “giuramento dell’albero”, quello stesso che intercorse tra il Profeta Muhammad (SAawS) e i Suoi Compagni, durante il quale, alla vigilia dell’accordo di Hudaybīya (Sulh Hudaybīya628 dC), chiese di ribadire la loro fedeltà. Ciò avvenne con un giuramento ricordato nel Corano (Surat al fat 48,18) come bayʿat al ridwān detto anche, per il luogo dove avvenne, bay‛at taht al shajarah (giuramento sotto l’albero). La sua forma consiste nello stringere la mano destra, con una posizione particolare dei pollici. Viene compiuto una sola volta e in genere non è ripetuto, anche se il discepolo dovesse cambiare shaykh all’interno dell’ordine o lo lasciasse per un periodo. Nel caso sia un donna ad essere iniziata, lo shaykh non tocca direttamente lei, ma usa una ciotola di acqua o un panno, un tasbih (quello che in occidente si chiama comunemente “rosario”) o la mano del marito, o del figlio, del padre o del fratello. Il patto può essere ricevuto non solo dallo shaykh ma anche attraverso un suo sostituto (muqaddim). Tuttavia la trasmissione della wird (inteso come pratica iniziatica obbligatoria, far) è di per sé il patto stesso e talvolta non occorrono altre formalità. La bay‛a è offerta a chiunque la chieda, perché si dice che le anime dei seguaci siano state scelte prima del tempo (nel cosidetto giorno di alastu, citato nella Surat al a’raf 7,172) dallo spirito (rūḥ) di Sidi Abu Hassan al Sḥāzili (QS)[4]. In ogni caso, entro un massimo di tre giorni dalla bay‛al’aspirante o uno dei membri più anziani della zāwīa dove è stata concessa, deve avere un sogno, a conferma dell’accettazione da parte dei maestri del Silsila (con le dovute eccezioni di alcuni rami e sottorami della Tariqa). Se ciò non accade il tutto deve essere ripetuto e dopo tre insuccessi si propone alla persona di cercare un ordine diverso. Il semplice faqīr può passare la sua bay‛a e l’idhn (autorizzazione a compiere i riti ricevuti) ad un suo erede, se in punto di morte e alle stesse condizioni. La mancanza di rigore nel seguire queste regole può portare a gravi catastrofi all’interno di una comunità Sḥāzili, dove il ruolo dei fuqarā è cruciale per il progresso spirituale di ciascuno di essi. Un “cattivo” fratello potrebbe facilmente spandere il proprio “disagio interiore” ancḥe in presenza di un muqaddim esperto.

ORGANIZZAZIONE

 

La Sḥāzilīya è una tra le più ramificate confraternite (uruq, plurale di ṭarīqa). Ciò è dovuto alla grande indipendenza cḥe ogni comunità, organizzata attorno al proprio luogo di riunione (zāwīa), detiene, e alla tradizione secondo cui ogni maestro sḥāzili realizzato riceve la sua autorizzazione direttamente dal Profeta (SAawS). Questo avverrà in concomitanza con una nuova recitazione, segno distintivo del ramo, come ad esempio una particolare Salāt al Nabīy, uno specifico tipo di khalwa, o una data Sura del Santo Corano. Generalmente solo il maestro cḥe ḥa raggiunto un certo grado spirituale è a diritto cḥiamato Sḥaykḥ. In tutti gli altri casi è un solo un kḥalīfa (vicario) cḥe riceve il permesso dal suo Sḥaykḥ (vivente). Egli non può modificare, sotto ogni aspetto, i riti o le pratiche, ma può nominare nuovi muqaddimin ed organizzare una nuova zāwīa per quel ramo dell’ordine.

Raramente una zāwīa è guidata direttamente da uno shaykh o da un khalīfa. Nella maggior parte dei casi è presieduta dal muqaddim, che, da faqīr anziano, può ricevere l’aspirante e trasmettergli la bay‛a assieme al wird principale, più raramente tutte le pratiche del particolare ramo dell’ordine. Un muqaddim non può portare l’iniziato in khalwa o nominare un altro muqaddim come suo successore fino al momento della sua morte. Nel caso di una zāwīa dove è presente solo il muqaddim, l’insegnamento spirituale (tarbīya), è dato da tutta la comunità sotto la guida del muqaddim stesso, come deposito collettivo della luce spirituale dello Shaykh iniziatore di quello specifico ramo dell’ordine. Questo aspetto è talmente rilevante che l’assemblea dei fuqarā può “eleggere” un nuovo muqaddim dopo la morte del precedente, se questi non ha dato alcuna indicazione su un possibile successore. Tale “elezione” deve essere confermata da un sogno comune[5].

Spesso in ogni zāwīa un faqīr tra i piu anziani ha l’incarico di trattare questioni sociali e di interesse pratico. Viene chiamato Amīr al fuqarā e può essere, come spesso accade, anche muqaddim, ma non quello principale. Altro personaggio di spicco è il naqīb, che di solito si occupa delle questioni economiche della zāwīa, ma anche di guidare lo dhikr collettivo. Non è raro, quindi, che una zāwīa abbia tre muqaddimin, uno dei quali è il principale e guida la comunità, gli altri due nel ruolo di amīr e naqīb[6].

La stessa zāwīa è generalmente aperta ai richiedenti di entrambi i sessi, anche se la khilāfa e la completa mashaykha (funzione o posizione di maestro) non vengono mai riconosciute alla donna pur avendo un elevato grado spirituale. Allo stesso modo le donne non possono mai condurre gli uomini in preghiera, pur detenendo una grande conoscenza dell’Islam. È possibile la trasmissione di tarbīya da una anziana donna ad un uomo più giovane, in forma di discussione spirituale (mudhkara) o di insegnamento teorico, senza alcuna trasmissione di idhn. La piene muqaddima (funzione di muqaddim) è concessa alle donne solo per avviare e condurre altre donne. Se una confraternita shāzili dà rilevanza a donne e bambini, ha detto il grande Shaykh Ahmad Zarruqī (QS), questo è il segno della peggiore degenerazione.

PRATICHE INIZIATICHE

La base della pratica quotidiana (wird) shāzili è la ripetizione, almeno due volte al giorno, di istighfār (astaghfirulLāh, richiesto di perdono ad Allāh (SwT)), tahlī(la formula lā ilāha illalLāh, prima parte della shahāda, la professione di fede) e Salāt al Nabīy (preghiera sul Profeta (SAawS)), generalmente in numero di cento ciascuno. A volte la Basmala (bismilLāhir raḥmānir raḥīm ovvero “Nel Nome di Dio, il Misericordioso, il Misericorde”) è recitata prima dello istighfār assieme ad un nome divino, come Allāh (detto Ism al Mufrad, il Nome per eccellenza) o Latif (lett.: il Sottile), prima dell’ultima orazione (Salāt al ishā). Il tutto è concluso dal tahlīl e da un particolare nome divino (ism), nel metodo “murīdi”, o da una Salāt al Nabīy, nel metodo “murādi[7].

La Salāt al Nabīy generalmente utilizzata è la Ummya, anche se qualche ramo della Shāzilīya preferisce impiegare altre preghiere come segno distintivo. Se il segno distintivo è, invece, una Sura o un ḥizb (plur.: azāb) questi sono spesso letti subito dopo o subito prima le formule iniziatiche sopra descritte. In alcuni rami una terza pratica giornaliera è data al murīd più avanzato detta waẓīfa, composta da elementi del tutto simili ai precedenti. La recita del wird giornaliero avviene, in genere, dopo le preghiere del Fajr (alba) e di ‘aSr (pomeriggio) o dopo il Maghrib (tramonto). La recita della waẓīfa spesso avviene dopo ‘aSr o alternativamente dopo la preghiera di ishā (sera). Tuttavia le condizione esteriori della società moderna contemporanea hanno reso il tempo della recitazione molto più elastico. Il wird perso deve comunque essere recuperato. Se un murīd avanzato abbandona senza permesso la recitazione quotidiana del wird potrebbe facilmente deviare dalla via degli Awlīya al Raḥmān (Santi di Dio) verso quella degli awlīya al shayTān (Ab).

Spesso all’interno della waẓīfa o come una pratica distinta è richiesto al faqīr shāzili di leggere quotidianamente la Salāal Mashishiya (detta anche al Bashishya), trasmessa dal maestro di Hadrat Abu Hassan al Shāzili (QS), Shaykh Muhammed ibn Bashish (QS). Questa è una pratica cardine di tutti i rami della Shāzilīya, che mantiene il mashrab e il sirr (intimo segreto) dell’ordine. viene fatto secondo diverse metodologie, che variano da ramo a ramo della ṭarīqa. Altra caratteristica peculiare degli awrād shāzili è costituita dai numerosi azāb (scritti composti direttamente da Hadrat Abu Hassan al Shāzili (QS), contenenti invocazioni e parti del Corano). Tuttavia, anche se raramente vengono trasmessi nella loro totalità negli attuali rami dell ‘ordine, alcuni come lo izb al Bahr o lo izb al NaSr sono favoriti da alcuni Shaykh che legano ad essi il loro gusto peculiare del sulūk (cammino spirituale).

Sono ancḥe presenti, all’interno della riccḥezza rituale degli ordini sḥāzili, awrād e waẓīfa utilizzati per finalità terapeutiche, fisicḥe o sottili, oltre che per veicolare influenze specifiche nel mondo profano.

Tutte le pratiche di cui sopra hanno lo scopo di collegare il faqīr alla silsila e di trasformare la sua natura psichica e spirituale, curando i suoi peccati e imperfezioni. Ma questi non sono gli strumenti veri e propri del sulūk verso la Verità, bensì solo una preparazione ad esso.

Il cavallo che il faqīr deve guidare nel cammino verso il suo Signore è dato successivamente, raggiunto un certo livello, e si richiede il permesso di uno Shaykh pienamente autorizzato o di un khalīfa avanzato, che però non può condurre oltre il suo livello spirituale. Alcuni rami utilizzano a questo scopo la khalwa, altri invece adottano solo la recluzione giornaliera con la menzione di nomi divini specifici.

Tali rami, che impiegano la khalwa, spesso lo fanno come esercizio per far muovere il faqīr dalla stazione spirituale (maqām) della pratica quotidiana a quella seguente, in genere assegnando la recitazione dello Ism al Mufrad (Allāh) in agggiunta o in sostituzione del tahlīl. Gli altri dodici nomi della tradizione qadīri, da cui, in parte, trae origine la Shāzilīya, sono utilizzati ma non come metodo spirituale principale. La khalwa, in genere, è limitata a tre, cinque, sette, fino ad un massimo di venti giorni, durante i quali il faqīr lascia tutte le pratiche con l’eccezione delle cinque preghiere quotidiane, possibilmente svolte in congregazione, e la menzione del nome divino. Forme più avanzate di khalwa sono svolte in alcuni casi, quali la trasmissione di una funzione, come la muqaddima o la khilāfa. Queste ultime si svolgono all’aperto, nei boschi o nei frutteti, in completo isolamento, ad eccezione di un contatto periodico con lo Shaykh e per un periodo che può durare fino a quaranta giorni.

SULUK

Il viaggio iniziatico nella Shāzilīya si attua tramite la recitazione dello dhikr, come pratica quotidiana, sia esso il tahlīl o il nome (ism) Allāh. Quattro sono i livelli di pratica (non necessariamente devono essere tutti esperiti): della lingua (lisān) o vocale, a voce alta (jahiri), delle lettere, che consiste nella visualizzazione delle lettere arabe dell’invocazione data. Quando avviene la transizione dalle precendenti modalità allo dhikr silenzioso (khafī), l’invocazione spontaneamente si realizzerà nel cuore spirituale (qalb), e in seguito nel più profondo essere del cercatore (sirr). Spesso al faqīr avanzato si propone di unire la pratica regolare del suo dhikr al sulūk con la recita della Salāt al Nabīy in una o più forme. Ciò darà impulso e stabilizzerà ogni risultato spirituale delle sue invocazioni. In alcuni rami è preferito lo dhikr tramite la benedizione sul Profeta (SAawS) a tutte le altre formule e diviene in questo modo il rituale cardine per il progresso spirituale[8].

Molte ṭuruq (plurale di ṭarīqa), come la Shāzilīya, si definiscono “Via Eletta” e in qualche modo superiore alle altre. Tutti i differenti metodi spirituali hanno ragione di ciò, perché mirano ad un unico e solo aspetto interiore della via, che tutte gli ordini condividono. Questo particolare percorso è quello degli eletti tra gli eletti, che conduce alla meta spirituale per attrazione (jāzba) diretta. È la via di coloro che partono dove gli altri finiscono, chiamata shattārīya.

L’introduzione a questa metodo specifico non è per tutti i membri dell’ordine. Infatti la ṭarīqa è strutturata in progressivi cerchi concentrici informali, che altro non sono se non i gradini che possono. di una scala che può portare il sālik qualificato fino al termine del sulūk. A questo punto verrà a rinnovata la bay‛a con il Santo Cardinale del proprio tempo, il maestro shāzili perfetto che è il polo spirituale (quṭb) della via, l’erede completo di Sidi Abu Hassan al Shāzili (QS) in questo tempo. La piena manifestazione di tutti quei circoli concentrici si verifica così solo quando uno Shaykh al khabī(il maestro perfetto, detto Bene Informato) è presente, anche se si trovano, virtualmente, in ciascuna zāwīa shāzili. Si tratta in qualche modo di una ricerca nella ricerca spirituale di ogni faqīr shāzili, che spesso è supportata da rituali specifici come il wird lutfīya, basato sul nome divino Laṭīf (il Sottile) e trasmesso in forme diverse a coloro che sono qualificati a praticarlo.

SAMA, HADRA E AYMARA

La pratica collettiva della ṭarīqa può variare dalla lettura del wird quotidiano o degli azāb al Samā‘ (audizione spirituale) e alla aḍra (lett.: presenza ma per estensione dhikr collettivo cioè il rito che permette la discesa della sakīna, la Presenza Divina).

La ḥaḍra è spesso molto meno formalizzata che in altre ṭuruq. Generalmente inizia con la recita di poesie mistiche di uno o più dei Dīwān (canzonieri) scritti da shuyukh shāzili, insieme alla lettura del Corano. In alcuni rami dell’ordine si possono inoltre avere brevi lezioni durante le quali si leggono e si commentano alcuni passi delle Ḥikam di Ibn Ata’Allāh al iskandari (QS), secondo successore di Hadrat Abu Hassan al Shāzili (QS). Questa fase viene eseguita da seduti e si chiama appunto Samā; questo rito è usato per armonizzare le “luci interiori” dei murīdīn (plurale di murīd) e ha grande rilevanza nella zāwīa dove non è presente uno Shaykh vivente o per particolari circostanze[9]. Segue lo dhikr collettico vero e proprio (la ḥaḍra, appunto) se e quando il naqīb ritiene che il giusto stato spirituale (āl, plur.: aḥwāl) è presente in seno all’assemblea. Alcuni rami sono più formalizzati e completano in ogni caso il Samā con una ḥaḍra. Altri ancora, come le linee spirituali che derivano da Sidi Ahmad Zarruqī (QS), quali la Darqawīya o la ‘īsāwīya, cominciano una ḥaḍra solo se lo āl collettivo richiesto è stato realizzato. La ḥaḍra inizia sempre con la recita della fatiḥa e della ṣamadīya (sūrat al Ikhlāṣ) dal Santo Corano e prosegue con il tahlīl, seguito dall’Ism al Mufrad (Allāh). A questo punto l’assemblea si alza in piedi. La modalità di recitazione dell’Ism Allāh cambia notevolmente tra i diversi rami, ma il picco della ḥaḍra (aymāra) è sempre caratterizzato dall’invocazione del nome Ḥayy (il Vivente) e dalla versione contratta del nome Allāh: A…ha, che finisce per essere una respirazione amplificata e molto ritmica. Spesso un cantore (munshid) aiuta e segna le diverse fasi del rituale con poesie adatte al momento. Il rituale si conclude con la recita delle preghiere sul Profeta (SAawS) e del Santo Corano.

Non è possibile nel presente lavoro riportare in dettaglio tutti gli aspetti della ḥaḍra, ne il simbolismo dei suoi rituali. Tuttavia si possono mettere in luce due punti, uno riguardante il mondo esterno e un altro che riguarda il cammino spirituale di ogni faqīr. Attraverso la ḥaḍra, i fuqarā sono armonizzati e l’amore reciproco viene aumentato. La benedizione della silsila discende sui presenti e si spande sull’intera comunità e sul contesto sociale e umano che li circonda. Al singolo faqīr, durante lo dhikr collettivo, accade che il sirr del suo stato spirituale si mostri a lui, senza pericolo di esserne sopraffatto e può bere tranquillamente dal calice della conoscenza divina. Come alcuni shuyukh hanno detto: questo è il salario settimanale del “lavoratore d’Amore”.

CONCLUSIONI

Ogni scritto in materia spirituale non può davvero avere una qualsiasi forma di “conclusione”. Questo breve articolo su un tema universale come la ṭarīqat ash-Shāzilīya nei suoi diversi aspetti è offerto nella speranza che queste informazioni possano portare ad una migliore comprensione della varietà delle possibili differenze all’interno della stessa corrente della spiritualità islamica, in relazione alle differenti condizioni di spazio e tempo, nonchè culturali. Aldilà dei nomi e delle apparenze formali, si vuol porre l’accento sulla Via del Profeta (SAawS), della Sua famiglia e dei Suoi compagni, nella sua specificità e universalità, come viaggio verso la Verità ontologica dell’essere umano, basato sull’Amore tra amante e Amato. Wa Allāhu a’lam…

[1] Da questo fatto trae origine il nome dell’ordine. Al Shāzili significa: quello che ho scelto per me stesso. Nel caso diHadrat Abu Hassan al Shāzili (QS)  è Allāh (SwT) che ha scelto; nel caso del murīd è Hadrat Abu Hassan al Shāzili (QS) stesso.

[2] La regola generale è che la preferenza venga data a faqīr provenienti dalla Ahl al Bayt (AS) e poi a quelli con Awlīya nella loro ascendenza. Questo costume può generare qualche confusione agli occhi degli occidentali, a causa dei loro pregiudizi “democratici”. Questi infatti ignorano il potere del substrato psichico legato alla linea di sangue. Soprattutto per la scelta dei supporti di un dato patrimonio spirituale (come nel caso di un muqaddim o un khalīfa) il sangue di un discendente del Profeta (SAawS) o di un Walī (singolare di Awlīya) può almeno garantire la stabilità dei caratteri e delle abitudini appartenenti ad una certa eredità spirituale.
[3] Questo tipo di organizzazione probabilmente ha spinto gli osservatori occidentali a confronti con la Loggia Massonica. Rimandiamo perciò alla sezione SUI PASSI DELL’EMIRO.
[4] La via del murīd (colui che cerca) prevede che i progressi spirituali derivino dallo sforzo (juhd) e dall’adorazione (‘ibāda) dello stesso mentre la via del murā(colui che è cercato) è quella della persona che Allāh (JJ) stesso desidera aver vicino a Sè.
[5] Il ruolo chiave dellapreghiera sul Profeta (SAawS) nei rituali shāzili è evidente dal momento che il più diffusio e recitato libro di formule di benedizione, il Dala’il al Khayrat, è stato raccolto da uno Shaykh shāzili. Inoltre la recita di un wird quotidiano fatto di cinquecento Salāt al Nabīy è considerato da Hadrat Abu Hassan al Shāzili (QS) una sostituzione alla bay‛a regolare e un wird per coloro che non possono avere accesso ad esso.
[6] L’estrema complessità di questo tema non permette di andare nei dettagli. Quì basterà ricordare che le organizzazioni spirituali non hanno il solo lo scopo di condurre la persona qualificata alla sua meta spirituale, ma anche preservare la Tradizione Sacra (dīn) in sé, utilizzando strumenti e modi lontani dalla comprensione dei profani.

[7] Questa caratteristica ha contribuito di recente alla diffusione dell ‘ordine tra gli immigrati musulmani in occidente, come i giovani asiatici nei paesi anglosassoni. Simile risultato è la diffusione tra la classe media occidentale di Turchia, Pakistan e India. Al di là di tutte le differenze etniche o territoriali questi ambienti appartengono al cosiddetto “mondo occidentale”.

[8] A volte può sorgere una certa confusione su questo tema. L’ostentazione della sunna o addirittura dell’aspetto farḍ dell’Islam, come il niqab o l’abito tradizionale, nel mondo occidentale, non è conforme al gusto medio della Shāzilīya. La loro adozione da parte di alcuni rami dell’Ordine, spesso influenzati dal riformismo islamico contemporaneo, è un chiaro segno di una sorta di carenza nell’aspetto più profondo e metafisico della dottrina.

[9] Nella Shāzilīya il livello di impegno è raramente formalizzato. La distinzione principale è tra murīḍ e faqīr, ovvero tra l’aspirante e  colui che ha avuto il patto iniziatico con l’ordine. La differenza tra i termini tabarruk e mutasalluk (il primo riferito alla possibilità di ottenere la benedizione dell ‘ordine e il secondo invece riferito alla grazia spirituale necessaria per procedere sul sentiero iniziatico) sono in qualche modo, lasciati all’intenzione del cercatore. In generale il permesso di recitare le litanie giornaliera è tabarruk (per il murīḍ), ma se l’autorizzazione è data come obbligatoria (far), la recitazione diventa mutasalluk (e tutte le regole della preghiera far vengono applicate ad esso). Se il wird è stato trascurato deve essere recuperato al più presto possibile e  non abbandonato come mai ad un musulmano è permesso tralasciare le cinque preghiere quotidiane. In ogni caso, solo dopo un certo grado di pratica i riti diventano pienamente efficaci sul sentiero, e generalmente ciò è confermato da un periodo di  ritiro spirituale (khalwa) o dalla trasmissione di un wird specifico e personale, basato su una Preghiera sul Profeta (SAawS), o sull’Ism al Mufrad, cioè il nome divino, Allāh (JwS).Tutto questo può avvenire solo sotto la guida del maestro (Shaykh) o di un suo vicario (khalīfa) o di un muqaddim (anche se la khalwasolo sotto la supervisione dei primi due).

HU!

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