Sayr al-Suluq (Cammino Iniziatico) e Turuq nel XIV secolo Hegira


AFFILIAZIONE
E INIZIAZIONE

Chi aspira ad accedere all’esoterismo islamico (Tasawwuf) nell’epoca contemporanea, si trova nella quasi totalità dei casi a ricevere l’iniziazione ad uno dei numerosi metodi iniziatici che derivano, attraverso una catena di trasmissione, dal Profeta (AS) e che si sono strutturati, ormai da oltre dieci secoli, in ordini o confratenite (Turuq), ciascuna denominata secondo il nome del Maestro (Shaykh) fondatore e sistematizzatore di tale metodo, ad esempio: Rifaiyya, Qaderya, Badawya, Dussuqya, Shadhiliya, Naqshbandya, Chishtiya, Kubrawya ,ect. Tuttavia l’ammissione all’ordine è da sempre una condizione indispensabile ma non sufficiente di per sè ad assicurare il cammino iniziatico dell’aspirante. Questo è più che mai vero nell’epoca attuale, a fronte di una “modernizzazione” della forma religiosa islamica, che pur tuttavia si mantiene integra nella sua essenza in virtù della funzione escatologica che le è propria. L’Islam negli ultimi trent’anni è stato sottoposto sia ad ipertrofia moralistico-sociale, sia a pulsioni neo-spiritualiste. Questo è avvenuto non per una modificazione dottrinale della sua matrice ma per una modificazione quasi ontologica, in senso degenerativo, della presente umanità, che non risparmia neanche i popoli culturalmente depositari della tradizione islamica. E ciò è tanto più vero tra le neo-comunità islamiche formatesi negli ultimi cinquant’anni nei paesi dell’occidente geografico. Sicchè gli ordini suddetti, possedendo essenzialmente una struttura ed una ritualità di tipo religioso, sono investiti da tali cambiamenti e per la mutate qualità dell’umanità stessa che li compone, si alterano facendo prevalere aspetti che, seppur da sempre presenti, non ne costituiscono l’essenza e la vera ragione d’essere, quali lo studio delle scienze religiose exoteriche e la preservazione della comunità religiosa nei suoi aspetti sociali e devozionali. Questo rende non solo “aperte” tali organizzazioni a chi non ha la minima idea della loro funzione iniziatica e di cosa questa sia (nella terminologia propria del tasawwuf questo si indica con gli aspetti “interiori” della tariqa, ovvero Haqiqa, Realizzazione, e Ma’arifa, Gnosi), ma progressivamente fa ritirare tale funzione dalle forme più accessibili con cui le linee iniziatiche del tasawwuf si sono fino ad ora manifestate. Questo processo riduce le turuq ad organizzazioni devozionali non dissimile dagli ordini religiosi della Cristianità ccidentale medievale, che erano anticamera ed ad un tempo derivazione di organizzazioni di natura iniziatica. Nelle presenti condizioni l’affiliazione ad una jama’a (comunità) derivante da un tariqa anche se in forme regolari non costituisce, nella gran parte dei casi, che una virtualità del cammino iniziatico, a meno che questa comunità non abbia al suo interno presenti tutti gli elementi che la rendono un centro iniziatico operativo effettivo e completo.

TASAWWUF / SILSILAH / TURUQ

L’esoterismo islamico (Tasawwuf) come qualsiasi altra scienza tradizionale di questa rivelazione si è tramandato dalla fonte originario, il Profeta (as) e la comunità piu ristretta della sua famiglia e dei suoi compagni, attraverso delle linee di trasmissione, che solo in parte si sono manifestate esteriormente e sono state poi ricostruite e tramandate. L’effettiva e unica forma esteriore del tasawwuf è quindi la catena di trasmissione (isnad o silsilah) mentre gli ordini storici (turuq) sono solo la manifestazione esteriore, spesso sociale, della catena. Inoltre l’esistenza di una tariqa implica una silsilah, ma è questa che trasmette l’insegnamento iniziatico, non la tariqa in sè, poichè l’esistenza della catena prescinde dalla tariqa, tanto che nei primi tre secoli dell’islam le silsilah del tasawwuf nelle sue diverse forme hanno operato senza le turuq. Altre scienze islamiche di ordine esteriore posseggono anche esse delle silsilah di trasmissione e queste le rende valide ed ortodosse. Le silsilah del tasawwuf esistevano a prescindere dalla trasmissione delle scienze esteriori, non avendo come scopo la trasmissione della religione. Sebbene in alcuni casi la stessa linea trasmettesse anche delle scienze religiose, in altri non vi era alcuna connessione con gli aspetti esteriori della tradizione.

LA SHARIA COMESCORZA

Il Tasawwuf ha come orgine la missione profetica di Hazrat Mohammed (as) per questo non può prescindere dalla norma shari’atica, che è appunto la cristallizzazione formale del comportamento e della natura stessa del Profeta (as), ma assolutamente non si occupa di shari’a nè delle scienze connesse ad essa. Il Tasawwuf implica l’adesione ad essa in quanto adesione alla natuta ontologica del Profeta Mohammed (as). Ogni essere che voglia percorrere un cammino iniziatico nel tasawwuf deve riconnettersi alla fonte di questo, ovvero alla natura del Profeta (as). Tale connessione si ottiene attraverso l’adesione, del tutto basilare, alla sua shari’a. I rappresentanti di una linea del tasawwuf devono rispettare i cinque pilastri dell’Islam secondo una delle scuole di giurisprudenza accetate, ma non altro. Se pure rifuggissero ogni forma di atto superogatorio ed applicassero sistematicamente ogni forma di facilitazione della ritualità prevista nelle normative religiosa, questo non inficerebbe minimanente la validità della loro iniziazione. Anzi troppo spesso, invece, si cade nell’errore per cui, essendo l’adesione alla norma shari’atica il termine più accessibile e comune per verificare la correttezza di una linea di trasmissione iniziatica nell’islam, si finisce con l’attribuire maggior valore ad un data linea e all’organizzazione da quella derivata, quanto più questa si sforzi di trasmettere e far apprendere le scienze islamiche exoteriche od incoraggi pratiche religiose superorgatorie. Queste hanno un valore iniziatico solo come VEICOLO delle influenze spirituale di provenienza profetica non in quanto pratica religiosa di per sè e possono divenire una fonte di distrazione dall’effettiva realizzazione della Via.

TIPOLOGIA DEL SAYR AL SULUQ E DEI MURSHID

Tre sono le modalità dell’iter iniziatico nel tasawwuf (usul al tariqa).

1) la Akhiary (o di chi è reso migliore) in cui il cammino si basa su un miglioramento del carattere ed una purificazione dell’ego attraverso l’“intensificazione” della pratica exoterica (ovviamente sotto autorizzazione di una guida qualificata ed a seguito di un rito di iniziazione) come salah nafila, recitazione coranica, eulogie sul Profeta (as), tutte pratiche che sono accessibili alla totalità dei praticanti exoterici dell’Islam. Con questo iter tutti partono e molti arrivano, ma il viaggio non puo’ procedure oltre il livello di anima ispirata (nafs al muhimma[1]), perchè dipende esclusivamente da uno sforzo di natura individuale. L’istruttore (murshid), in questo metodo, rappresenta un educatore “tecnico” e un trasmettitore del patto iniziatico; non gli si richiede una specifica “maestria” oltre alla conoscenza dei riti e delle tecniche da esser trasmessi, nè può “trainare” grazie alla sua ‘imma (lett.: “l’andar verso”) il discepolo. Gli aspetti emotivo e devozionale sono prevalenti. Gli ahwal (stati spirituali transitori) del percorso sono controllati attraverso una intensificata pratica religiosa. Le turuq che sono diffuse prevalentemente tra studiosi delle scienze exoteriche, quali la Ba’alawya yemenita, e alcuni rami esteriorizzati della Shadhilya e della Naqshbandya, applicano questo metodo.

2) la Abrary (o di chi è nobilitato) in cui tramite le pratiche superogatorie proprie della tariqa (e utilizzate solo in quell’ambito) si attua il progresso spirituale. Si ha perciò un’intesificazione dei riti iniziatici, ovvero ritiro (Khalwa) ed incantazione (Dhikr) sia per mezzo dei nomi e/o per mezzo delle tecniche che manipolano i centri sottili dell’essere umano (lataif). Precedentemente a tutto ciò oppure nel contempo si applica un’educazione del carattere, secondo l’ethos della futuwwat[2]. Non tutti i credenti sono qualificati per questo tipo di percorso ma molti vi posson accedere anche se pochi sono in grado di percorrerlo fino in fondo. Esso permette un rapido accesso alla stazione dell’anima Pacificata (Nafs al Mutmaina). Se la guida possiede la necessaria maestria ed autorizzazione può condurre il discepolo fino a prodomi della stazione dell’anima che fa soddisfare il suo Signore (Nafs al Mardiyya). L’avanzamento dipende tanto dall’effettiva maestria della guida che dallo sforzo del discepolo (questo solo fino alla Nafs al Mutmainna). La guida non deve essere un semplice trasmettitore delle tecniche ma interviene direttamente sul discepolo per educarlo attraverso tecniche e conoscenze che permettono di controllarne gli ahwal. Deve inoltre possedere una specifica “ispirazione” divina del suo magistero (Ilm Ladduni).

3) la Shattari (di chi si affretta alla meta). Questo metodo consiste nella diretta modificazione ontologica dell’aspirante da parte della guida. Da un lato il murid si affida come un cadavere nelle mani del maestro (Murshid), al cui “segreto” (sirr) viene assimilato progressivamente attraverso la sohbat (compagnia spirituale, realizzabile in un indefinito numero di modalità) e la Rabita (attrazione interiore per il Maestro), mentre il Murshid “proietta” la sua attenzione spirituale sul discepolo (Tahajjud), ponendo così, progressivamente, il murid nella realizzazione della sua totale dipendenza dal Divino. Il discepolo passa attraverso diverse stazioni, quattro, sette o dieci, secondo le diverse sistematizzazioni. Le tappe fondamentali non sono acquisite ma puramente ricevute per un “innesto” spirituale che il Murshid opera sul discepolo. Pochi sono gli esseri umani qualificati per questo iter e pochissimi arrivano alla sua conclusione, ovvero le stazioni più elevate della Realizzazione. È il metodo della hirqa akbariana e delle linee ad essa legate. Questo è anche il metodo spirituale per eccellenza delle alte gerarchie iniziatiche degli Afrad e dei Melemi. Solo un santo realizzato appartenente a tali gerarchie (Insan al Kamil) può istruire su tale percorso, egli è la “Pietra Filosofale” (Kibrit al Ahmar) che trasforma in Oro ciò che tocca.

Nel corso della storia, in ogni tariqa, questi metodi si trovano tutti, con la prevalenza almeno esteriore di uno dei primi due, quasi come una ulteriore scorza per l’effettivo metodo iniziatico (Shattari) destinato all’elite tra l’elite (Khas al Khas). Generalmente il metodo per i neofiti è di natura akhiary, soffermandosi sulla stretta aderanza alla pratica exoterica e sull’intensificazione delle opere rituali in questo ambito. Di seguito si ha un’educazione del carattere e dei costumi (Akhlaq wa Adab), ed intensificazione delle pratiche di natura più iniziatica, quali la khalwa, le invocazione e le orazioni caratteristiche di ciascun ordine. Solo una ristretta minoranza di discepoli è infine esposta alla diretta cura “sottile” di una maestro effettivamente realizzato. Questo “iter” a fronte della modernizzazione e “protestantizzazione” degli aspetti exoterici (rilevanza delle considerazioni socio-morali) si presta ad una degenerazione esteriorizzante, di cui soffrono ormai gran parte delle comunità delle diverse turuq, sopratutto là dove sono esperti delle scienze exoteriche a svolgere la funzione di autorità. Infatti il VERO proposito del metodo spirituale (tariqa), quale che sia la modalità, è di condurre alla effettiva percezione della Realtà (Haqiqa) e alla Gnosi che da tale percezione deriva (Ma’arifa). Altrimenti si ha un mero esercizio devozionale. Facciamo qui notare che la posizione di un certo “sufismo riformato” legato alla corrente modernista Dehobandi, diffusa in India, Pakistan e tra le comunità emigrate da tali regioni, è esattamento l’opposto di quanto qui enunciamo. Si vedono a proposito i testi di uno dei maggiori esponenti di tale corrente Ali al Thanawi, che appunto riduce la tariqa ad una pratica tradizionale devozionale di natura puramente religiosa, con scopo il miglioramento “morale” dell’individuo. Tale “sufismo protestante” è poi anche quello ben diffuso tra le nuove nuove generazione di studiosi dell’exoterismo islamico di formazione linguistica, se non etnica, anglosassone. Al contempo, però, sono tuttora presenti nell’Islam, ristrette cerchie di discepoli che si aggregano molto discretamente intorno a delle Guide Perfette, Murshid-i Kamil, il cui metodo di istruzione spirituale (tarbya) è quello Shattari, impiegato direttamente ed esclusivamente. Solo in queste, effettivamente, il tasawwuf trova tuttora la sua più pura manifestazione.

Concludendo elenchiamo, a beneficio di chi cerchi con sincerità, quelli che, secondo noi, sono gli elementi distintivi di una comunità iniziatica operativa:

  1. Anonimato delle autorità iniziatiche: chi svolge delle funzioni di guida evita di esser noto per la sua pietà o conoscenza religiosa nella comunita exoterica, tantomeno ricopre funzioni exoteriche (religiose) e/o sociali.

  2. Rispetto ma non studio/insegnamento della Shari’a e delle sue scienza (Ahadith, Fiqh o Kalam): non si richiede ai discepoli di approfondire le scienze religiose più del necessario per l’adempimento del Fard (minimo obbligo religioso).

  3. Insegnamento dottrinario basato sulla sohbet e rifiuto di attività di tipo accademico o culturale. La jama’a non deve assumere il carattere di un circolo culturale o di un’associazione di traduttori, meno che mai di una scuola di istruzione di scienze exoteriche.

  4. Limitato ed eccezionale uso della trasmissione per filiazione di sangue.

  5. Prevalenza dell usul “Shattari” nella metodologia iniziatica, elementi di usul abrary (della purificazione del carattere) posson esser presenti ma hanno la prevalenza su gli aspetti akhiary (pratica formale exoterica). La purificazione del carattere precede la pratica exoterica per prevenire una deviazione devozionale exoterista e per rendere l’accettazione della shari’a “sincera”. (“Chi è sincero verso il Vero – Siddiq al Haqq – è un ‘eretico’ per il Volgo – Zindiq al Khalq)

  6. Ritualità personalizzata, riservata, con preponderanza dell’aspetto qualitativo su quello quantitativo. Ogni discepolo ha il proprio rito personale che è deposito esclusivo tra lui ed il suo murshid. Non esistono ‘awrad’ comuni se non quelli recitati nei riti collettivi.

  7. Limitato numero di aderenti e rifiuto di ogni forma di proselitismo.

HU!

Footnotes    (↵ returns to text)

  1. Si faccia riferimento all’articolo sulle Turuq al Futuwwa già comparso sul sito, in cui vengon dettagliati i sette “gradi” dell’anima.
  2. Si veda il recente articolo sulla Futuwwa e le Associazioni di Mestiere.

, , , , , , , , , , , , , , , , ,

Comments are closed.