La vita di Hz Mawlânâ

Siamo lieti pubblicare questa modestissima biografia di Hz Jalal ad-Din Rumi (QS) e dei maestri che fecero parte della sua vita, al fine di rendere noti ai nostri lettori alcuni aspetti del Tasawwuf turco e balcanico che spesso vengono trascurati in altri contesti. Nella speranza che possiate trovare qualcosa di buono in questo scritto a puntate, preghiamo Allah Ta’ala affinché perdoni i nostri errori nel raccontarvi la vita, il pensiero e le opere di uno dei Suoi Santi più conosciuti e amati.

 

SOMMARIO

Hz Mawlânâ 1– 2 – 3 – 4

Hz Baha ad-Din Valad

Sayyid Burhan ad-Din

Hz Sham-i Tabrizi

Hz Salah ad-Din Zarqubi

Hz Husam ad-Din Chelebi

***

1- Nascita, Famiglia e arrivo a Konya

Mevlana Jalal ad-Din Muhammad nacque il 30 Settembre 1207 nella città di Balkh, nell’attuale Afghanistan. Ci sono opinioni differenti circa la data esatta della sua nascita. Mentre Aflaki († 1360), autore del Manaqib al-Arifin, cita la data precedente, Rumi, nel suo libro Fihi ma Fihi scrive: “Eravamo a Samarcanda. Khawarzm Shah aveva circondato la città, schierando le sue forze intorno alle mura e la battaglia infuriava. In quel quartiere c’era una ragazza molto carina, così bella da non esserci nessuna ragazza come lei in città. Sentii la sua preghiera: ‘O Allah, non mi lasciare nelle mani di un tiranno’.” Queste brevi osservazioni suggeriscono che la data di Aflaki sia errata perché Samarcanda era assediata da Khawarzm Shah nel 1207, proprio la data indicata come anno di nascita di Rumi. Rumi stesso, per ricordare l’ambiente e la bellezza della ragazza, doveva avere almeno cinque o sei anni. Probabilmente per tale motivo lo storico Will Durant pone la nascita di Rumi nel 1201, mentre Maurice Barrès la fissa nel 1203. La città di Balkh, nel periodo precedente la conquista dei Mongoli, fu un centro di apprendimento delle scienze tradizionali islamiche. Famosa per la sue moschee, le università e i palazzi, fu una delle capitali della Via della Seta, economicamente molto sviluppata e ricca di commerci.

Il suo nome proprio è Muhammad mentre uno dei suoi titoli, il più famoso, con il quale è conosciuto da tutti gli storici, è Jalal ad-Din. Egli è anche chiamato Hudavendigar. In alcuni commenti al Mesnevi, egli viene indicato come Mevlana Hudavendigar. Il termine viene spesso usato anche nel Manaqib, libro che è stato scritto da Ahmad bin Faridun Sipahsalar, il quale servì Rumi e suo padre per quasi mezzo secolo. Per quanto riguarda le espressioni “Mevlevi” e “Mevlana” sono, oggi, riferite alla confraternita dei Mevlevi stessi ma in generale, anche alle persone che hanno dato il loro cuore a Mevlana. Tuttavia, tradizionalmente, questo titolo è riservato agli amanti di Allah, la gente della Verità, le persone i cui cuori sono presso Allah. Ci sono state persone che hanno ricordato il nostro Mevlana, Rumi, da Mevlevi. Tra questi, il grande santo Qasim-i Envar di Tabriz († 1432) ricorda Rumi in un suo distico: “O Qasim, se il tuo desiderio è quello di cercare e trovare l’Essenza del Vero, leggi il Mesnevi dei Mevlevi poichè lì troverai la fonte a cui abbeverarti”. Rumi è anche chiamato “Mevlana Jalal ad-Din”, facendo precedere il suo nome da Mevlana, che significa “nostro signore e maestro”, e a volte solo Mevlana, il titolo più comune per i santi. Dal momento che Rumi trascorse gran parte della sua vita in Anatolia, che era la terra dei Romani, al tempo, egli è anche chiamato Mevlana Rumi, Mevlana Jalal ad-Din Rumi, o semplicemente Rumi. Il soprannome di Rumi in poesia è “Shams-i Tabrizi”. Egli usò, anche se raramente, l’epiteto “khamùsh” o “khàmùsh” (colui che resta silenzioso).

Rumi discende dal primo Califfo ben Guidato dell’Islam, Abu Bakr. Sultan Valad scrive, nel suo Ibtidaname, di suo nonno Baha ad-Din Valad: “…il suo titolo è diventato Baha ad-Din Valad, i suoi devoti sono innumerevoli, i suoi antenati discendono da Abu Bakr. Pertanto, ha raggiunto il più alto livello spirituale, proprio come Hadrat Abu Bakr as-Siddiq.” Aflaki concorda con questa posizione e riferisce il seguente lignaggio familiare di Baha ad-Din Valad: Baha ad-Din Valad – Huseyin Khatibi – Ahmed Khatibi – Mahmud – Mavdud – Husayyib – Mutahhar – Hammad – Abdurrahman – Abu Bakr.

Sharaf ad-Din Lala di Samarcanda, che emigrò da Balkh con Sultan al-Ulama Baha ad-Din Valad e fu uno dei suoi discepoli prediletti, aveva una figlia molto bella di nome Gevher Khatun. Oltre alla rara bellezza, questa giovane donna era di carattere e modi differenti da qualsiasi altra persona. Allah aveva combinato in lei bellezza fisica e spirituale. Baha ad-Din Valad prese in considerazione quindi il matrimonio tra questa bella ragazza e il suo figlio più giovane, Jalal ad-Din Muhammad. Quale fu la ragione che stava dietro alla decisione di trovare una moglie per il figlio più giovane prima di prendere in considerazione il figlio maggiore, Ala ad-Din Muhammad? Naturalmente, vi era saggezza in tutto ciò. Fino all’età di sette anni, Gevher Khatun era stata una allieva di Sultan al-Ulama. I caratteri di suo figlio più giovane e della sua bella allieva erano molto simili, così credeva che questo matrimonio sarebbe molto buono. Quando rivelò il suo pensiero al padre della ragazza, Sharaf ad-Din Lala disse in toni felici: “Questo matrimonio ci porta solo onore e felicità” E così i due padri si trovarono d’accordo.

Nella primavera dell’anno 1225, i due ragazzi, belli e senza pari, si sposarono con una cerimonia molto semplice e modesta. Poco tempo dopo il matrimonio, Mumine Khatun, moglie di Sultan al-Ulama, nobile donna nel sangue e nello spirito, fedele come ci dice il suo stesso nome, morì. Dal momento in cui era venuta, da Balkh, a Karaman, Mumine Khatun aveva sopportato il dolore di essere lontana da casa ed era stata una fonte di consolazione per il suo caro marito in quei giorni difficili. Nel suo cuore sensibile, aveva tenuto in vita il dolore e la nostalgia della loro amata ma altresì devastata città natale (Balkh), e dei parenti che avevano lasciato lì. La felicità che provava per la magnifica accoglienza che Sultan al-Ulama aveva ricevuto nelle grandi città dove erano stati e l’arricchimento spirituale per la gioia della loro visita alla Mecca e a Medina avevano fatto di lei , una persona dedita ad Allah, una vera Mumine Khatun.

La morte della madre fu seguita da quella di Ala ad-Din Muhammad, fratello di Mevlana Jalal ad-Din Muhammad. La perdita prima della sua fedele e leale moglie e poi del suo amato figlio aveva gettato Baha ad-Din Valad in un dolore indescrivibile. Non molto tempo dopo, la suocera di Mevlana Jalal ad-Din Muhammad, cioè la moglie di Sharaf al-Din Lala di Samarcanda, morì. Fu sepolta a Karaman, vicino a Mader Sultan (regina madre), la madre di Rumi, e al fratello. Così Rumi, che già aveva perso la sua amata madre e il fratello, perdette anche la madre di sua moglie. Dopo che tre dei suoi cari vennero sepolti nel terreno di Karaman, Allah gli diede due bambini preziosi. Sia Sultan al-Ulama che Mevlana Jalal ad-Din furono molto contenti di questo favore e della benedizione di Allah. Rumi chiamò il suo primo figlio, dopo che già lo era suo padre, Sultano Valad. Ha dato poi al suo secondo figlio il nome di suo fratello, Ala ad-Din Chelebi. Questi due ragazzi li consolarono e fecero loro dimenticare i dolori. Sultan al-Ulama soggiornò a Karaman per circa sette anni. Educò molti studenti, guidando molte persone sulla Via della Verità. Il numero dei suoi discepoli aumentò costantemente e i suoi insegnamenti nonché i suoi sforzi spirituali divennero molto famosi.

Il sovrano selgiuchide al potere in quel periodo era Sultan Ala ad-Din Kay Qobad. In un momento in cui il regno selgiuchide di Anatolia era sul punto di crollare, questo grande condottiero dimostrò notevoli ed elevate capacità organizzative, virtù e coraggio, tali da consentire al regno di sperimentare un periodo luminoso della sua storia. Anche se temporaneamente, aveva conseguito successi militari e si mise al servizio della conoscenza e della gnosi chiamando sapienti ed altre grandi personalità a Konya. Era anche un sultano istruito e un poeta. Non potendo accettare che una grande personalità come Sultan al-Ulama vivesse a Karaman, lontano da lui, mandò un messaggio ad Amir Musa (governate della città), che egli amava e ammirava molto, dicendogli di essere un po’ offeso perché Amir Musa aveva bloccato la via del grande santo di Balkh e lo aveva tenuto a Karaman. Quando Amir Musa informò Baha ad-Din Valad delle parole del sultano, Baha ad-Din Valad consigliò Amir Musa di andare immediatamente a Konya e spiegare tutto al sultano in modo veritiero.

Amir Musa, che era fedele al sultano ed era molto amato da quello, si affrettò per Konya. Si recò immediatamente al palazzo e spiegò che Sultan al-Ulama si era stabilito a Larende (vicino a Karaman) secondo i suoi stessi desideri. Il sultano, di buon cuore, dopo aver attentamente ascoltato Amir, lo rassicurò del fatto che lui non lo aveva insultato. Poi invitò il re degli sapienti a Konya, dicendo: “Se Sultan al-Ulama volesse onorare la nostra Konya, questo mi renderebbe molto felice, tanto da divenire io stesso il suo servo e discepolo e camminare sul sentiero della Verità che egli mostra. La città di Konya lo aspettava con tutti i suoi nobili ed emiri.” Con questa intenzione, regali furono dati a Amir Musa, che fu mandato a Larende.

Rumi aveva sposato la figlia di Khoja Sharaf ad-Din Samarqandi, Gevher Khatun († 1229) mentre erano a Karaman, prima che andassero a Konya con il padre. Il figlio piu vecchio di Rumi, Sultan Valad, e il suo figlio mediano, Ala ad-Din, nacquero da Gevher Khatun. Dopo la scomparsa di Gevher Khatun, Rumi sposò una vedova, Karra Khatun († 1292). Karra Khatun, il cui nome ricorda un nome romano, ma che era turca, aveva già un figlio, Shams ad-Din Yahya, al momento di sposare Rumi. Il nome del primo marito era Muhammad Shah. Rumi ebbe un figlio e una figlia con Karra Khatun. Il nome del figlio era Muzaffar Amir ad-Din Chelebi, e il nome della figlia Malika Khatun. Così, Rumi ebbe tre figli e una figlia. Di questi il figlio di mezzo, Ala ad-Din Chelebi, morì nel 1262 e fu sepolto a destra della tomba di suo nonno Sultan al-Ulama. Non sappiamo con certezza se Ala ad-Din Chelebi ebbe figli. Anche se Aflaki scrive che Ala ad-Din Chelebi aveva dei figli, non vi è alcuna traccia in altri libri, che i Chelebi non discendono tutti da nipoti di Sultan Valad.

Il figlio più giovane di Rumi, avuto da Karra Khatun, Muzaffar ad-Din Amir Chelebi († 1277), lavorò presso il palazzo selgiuchide fino a diventare il tesoriere. Fu sepolto di fronte alla tomba benedetta di Rumi. La figlia di Rumi, Malika Khatun, sposò invece un uomo d’affari di nome Shihab ad-Din di Konya. Malika Khatun morì e fu sepolta accanto alla tomba del fratello, Amir Alim Chelebi.

Il re dei sapienti accettò l’invito del sovrano selgiuchide Ala ad-Din Kay Qobad. Chiese allora alla sua famiglia e agli amici di iniziare i preparativi per il viaggio, immediatamente. Stava per lasciare Karaman dove aveva vissuto per sette anni. In un giorno di primavera del 1229, partirono per Konya accompagnati dalle lacrime del popolo di Karaman. Baha ad-Din Valad aveva accettato l’invito del sultano, per essere maggiormente di aiuto al popolo. Se non fosse stato per questo motivo, non avrebbe mai lasciato Karaman, il luogo dove erano sepolti i suoi cari. Non era all’oscuro di quanto il popolo di Karaman lo amasse. Ma le lacrime della separazione non furono versate invano. Vide come le lezioni e gli insegnamenti che aveva dati e la conoscenza che aveva trasmesso avevano indotto il popolo di Karaman a cambiare. Ora stava andando in una città più grande, la capitale di un grande sultanato dove i sapienti venivano amati e rispettati. Konya doveva essere, per lui, l’ultima tappa di un lungo viaggio cominciato tanto tempo prima. Un grandissimo santo, stava dunque giungendo a Konya, luogo di incontro per molti altri santi che nello stesso periodo si rifugiarono quì dal Turkestan, dall’Iran e da altri paesi. Il giovane ma già maturo spiritulamente, Rumi, era di nuovo al fianco del suo amato padre, sua grande guida e maestro. Egli aveva sepolto sua madre e suo fratello in Karaman. Ma ora aveva con sé una moglie fedele, due figli, e suo padre, che erano per lui tutto.

La piccola carovana procedeva lentamente verso Konya, mentre la gente si stava preparando ad accogliere non solo Sultan al-Ulama, il re dei sapienti, ma anche il re degli gnostici (Sultan al-‘Arifin), il re dei santi (Sultan al-Awliya).

Questa piccola carovana di poche persone che aveva lasciato, anni prima, Balkh e viaggiato in città come Nishapur e Baghdad, che non si era stabilita in città come Aleppo e Damasco, questa carovana piccola, ma spiritualmente grande, che non si era fermata in nessuna città, neanche Baghdad, fortezza dei santi, terminò il suo cammino a Konya e li si stabilì. La gente di Konya aveva sentito dire che questo grande santo stava per onorare la loro città, e quindi erano pieni di gioia ed eccitazione. Guidati dal sultano Ala ad-Din Kay Qobad, tutti i notabili di Konya, alti funzionari di stato e religiosi, studiosi e maestri, insieme con la gente di Konya andarono ad accogliere il re dei sapienti.

In una bella giornata di primavera fuori dalle mura della città di Konya, sulla strada proveniente da Karaman, due grandi sultani stavano per incontrarsi. Uno è stato il più grande re del suo tempo, Ala ad-Din Kay Qobad, poiché aveva fatto rivivere il grande regno selgiuchide di Anatolia dopo un periodo di decadenza. L’altro era il re dei sapienti e degli gnostici, Baha ad-Din Valad, che stava combattendo contro l’ignoranza e le innovazioni della sua epoca; egli era un esempio di umanità, di virtù, e fede, tali da spingerlo alla separazione volontaria dalla sua casa e dai suoi cari. Ala ad-Din Kay Qobad ormai stanco delle tante battaglie combattute, aveva compreso la pochezza di essere un sultano del mondo, senza alcun vero premio. Aveva deciso di inginocchiarsi di fronte a questo grandissimo maestro nella speranza di diventare un suo derviscio. Per questo motivo il sultano Ala ad-Din Kay Qobad era più emozionato di tutti gli altri mentre aspettava il grande santo Baha ad-Din Valad.

La modesta carovana divenne visibile all’orizzonte. Sultan al-Ulama con la sua barba bianca e il volto luminoso apparve per primo in sella al suo cavallo. Rumi, invece, seguiva il suo onorato padre. I suoi dervisci, i discepoli, e la famiglia, e dietro di loro un paio di cammelli carichi di libri giunsero poi alla vista. Quando la carovana si avvicinò, il sultano, che aspettava sul suo cavallo, smontò immediatamente, corse e afferrò le redini del cavallo di Sultan al-Ulama e lo aiutò a smontare. I due si salutarono con rispetto, e Sultan al-Ulama fu aiutato a rimontare in sella al suo cavallo. Il sovrano selgiuchide, il grande sultano Ala ad-Din Kay Qobad, però, non cavalcò accanto a Baha ad-Din Valad ma camminò invece al fianco del cavallo del grande santo, a volte tirando le redini, a volte tenendo la sella. Il sultano del mondo era diventato il servo del sultano degli spiriti. Le persone guardavano tutto ciò molto stupite. Affascinati dalla modestia del loro sovrano, lo hanno amato e ammirato ancor di più. Le strade delle città erano piene di gente e gli spettatori guardavano questa scena unica dalle finestre e dai tetti. Il sultano selgiuchide voleva portare il suo caro ospite nelle stanze del suo palazzo che aveva preparato per lui e infine gli chiese di rimanere a vivere lì. Baha ad-Din Valad rispose: “O potente sultano, comprendo le vostre intenzioni, ma le madrase sono per gli imam, la tekkè per i dervisci e i loro maestri , i palazzi per i re, gli alberghi per gli artigiani e gli ostelli per i poveri. Con il vostro permesso, vorrei rimanere in un luogo dove vivono dei sapienti.” Il sultano acconsentì a questa richiesta. Furono così ospitati nella più grande madrasa della città, Altun Aba. Come era usanza tra sultani, emiri, e uomini con alte cariche, a quel tempo, il sultano Ala ad-Din fece al suo ospite amato molti doni. Ricevette anche soldi, cibo, e molte altre offerte ma Baha ad-Din Valad gentilmente restituì tutti questi doni. Proprio come in altre città, a Konya egli non accettò alcun regalo da nessuno, incluso il sultano, e disse: “Non abbiamo aspirazioni alle ricchezze mondane. I beni materiali che abbiamo ereditato da nostro nonno ci bastano. Il sultano non dovrebbe prendersi la briga di mandare a noi cose che non meritiamo.”

Anni dopo, il nipote di Sultan al-Ulama avrebbe descritto nel suo libro, Ibtidaname, l’arrivo di suo nonno a Konya: “Tutte le persone, uomini, donne, giovani, vecchi, tutti si rivolgevano a lui a motivo delle sue karamat (miracoli di un santo). Udirono molti segreti da lui. Grazie al suo favore e alla sua generosità progredivano spiritualmente. Essi continuamente parlavano di lui e della sua grandezza. Passò qualche giorno in questo modo. Allora giovani, vecchi, uomini, donne, tutti divennero suoi discepoli. Non molto tempo dopo, Sultan Ala ad-Din, rispettosamente, venne a fargli visita con i suoi comandanti. Appena Sultan Ala ad-Din vide il suo volto luminoso, con amore e sincerità estrema, divenne suo discepolo. Dopo aver udito il suo sermone ne resto completamente rapito e in cuore suo gli riservò un posto del tutto particolare poichè proprio nel cuore ritrovò molti segni che provenivano da lui.”

Baha ad-Din Valad occupò alcune stanze nella madrasa di Altun Aba a lui assegnata e vi si stabilì con i suoi figli e nipoti. Teneva le sue lezioni nella moschea di Ala ad-Din che ancora oggi, a Konya, si può visitare. Ovunque andasse, una grande folla di gente lo seguiva. E il sultano spesso veniva con i suoi comandanti ad ascoltarlo.

Baha ad-Din Valad aveva deciso di stabilirsi e di rimanere a Konya, da tutti considerato come il più grande dei “santi del Khorasan”, giunti nella “terra dei Rum (Romani)”. Dopo pochi giorni, il sultano Ala ad-Din Kay Qobad organizzò una grande cerimonia nel palazzo, invitando, insieme con Baha ad-Din Valad, i maestri e i sapienti più importanti, i visir e i comandanti di Konya. Il grande sultano selgiuchide accolse Baha ad-Din Valad al cancello del palazzo, accompagnandolo sino alla sala della grande cerimonia. Tutti in sala, allora, si alzarono in piedi per salutarli. Il sultano potente che era a capo di un grande impero e il sultano del mondo spirituale erano in piedi uno accanto all’altro. Tutti gli occhi erano su di loro. Sultan Ala ad-Din Kay Qobad, rivolgendosi a Sultan al-Ulama, alzando la voce in modo che i presenti potessero sentirlo, disse: “O Sultano della Tradizione, ho riflettuto e sono giunto ad una decisione: da oggi, lascerò questo trono, che ho ereditato dai miei antenati, a voi. D’ora in poi, sarete il sultano e io il vostro servo. Il dominio sul mondo, che vediamo con gli occhi, e quello sull’altro mondo, che è invece invisibile, sono presso di voi.” E in quel momento gli porse la corona. Udendo queste parole, Sultan al-Ulama si alzò, lo abbracciò e lo baciò sugli occhi, dicendo: “O nobile sultano dal carattere angelico! Nessuno dubiti che tu hai acquisito la ricchezza di questo mondo e dell’altro! Siedi sul tuo trono comodamente. Abbiamo da tempo chiuso gli occhi alle ricchezze di questo mondo. Ora, solo, adorariamo Allah, cercando di seguire la Sua Via”.

I quartieri della madrasa Altun Aba non erano abbastanza spaziosi per Rumi, che era sposato con due figli, né per i suoi dervisci e discepoli. A causa della sua umiltà, Sultan al-Ulama non poteva lasciare saper ad Ala ad-Din Kay Qobad o altri, di questa situazione, così pregò Allah nel suo cuore. Un giorno, mentre stava predicando nella Moschea di Ala ad-Din, il sultano, i suoi comandanti, e tutti i notabili di Konya parteciparono. Tra questi c’era anche Amir Badr ad-Din Govhartash, il grande architetto del palazzo del sultano, nonché suo consigliere. Era diventato uno dei discepoli di Sultan al-Ulama, rapito dal fascino dei suoi sermoni. Quel giorno, mentre ascoltava, nacque in lui il bisogno di servirlo, secondo le proprie capacità. Egli decise di costruire una madrasa per la famiglia di Baha ad-Din Valad e suo figlio Rumi e i loro figli. Poco dopo la costruzione della madrasa ebbe inizio nella più bella zona della città, vicino al palazzo del sultano. Completata in pochi mesi divennne la residenza di Sultan al-Ulama assieme con il figlio Rumi e le loro famiglie. Vissero in questa madrasa fino alla fine della loro vita.

Si narra che il sultano selgiuchide avesse dedicato un giardino di rose del palazzo, sul lato est della fortezza di Konya a Baha ad-Din Valad. Si racconta ancora che un giorno Sultan al-Ulama giunto alla collinetta dove si trovava il giardino disse: “La mia tomba e le tombe dei miei nipoti saranno qui. D’ora in poi questo luogo sarà il giardino dell’anima e del cuore, un posto dove rimanere in piedi tra i Santi.” Dopo il suo trapasso, Baha ad-Din Valad vi fu sepolto. Anche la tomba di Rumi si trova lì.

(sommario)                                                                                                                                                            

HU!

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