Mashrab Sayyadi

 

 

In questo breve articolo vogliamo dare una descrizione della prospettiva propria alla Rifa’iyya-Sayyadiyya, del suo usul e del suo mashrab, in rapporto a Shari’a e Tariqa.

Riteniamo che, oggigiorno, sia quanto mai necessario ribadire la preminenza ontologica della ‘Conoscenza Esoterica’ sul suo riflesso esteriore ovvero la legge religiosa. Questo perché un crescente numero di esperti di fiqh (Giurisprudenza Islamica), e di studiosi del Kalam (Teologia), che non posseggono né autorizzazione, né dottrina, né conoscenza iniziatica, né tanto meno i mezzi e le tecniche realizzative, si presentano alla comunità islamica, quali “guide spirituali” ma non secondo i canoni tradizionali di maestri del sentiero della realizzazione, quanto piuttosto nei termini culturali dei “predicatori” dei paesi protestanti ed anglosassoni. È fondamentale ribadire come coloro che apprendono i divieti e le ingiunzioni della shari’a per timore della punizione o per desiderio di ricompensa, considerando le categorie morali del pio e del peccatore, non sono assolutamente gente della Via, e quando si presentano come tali sono dei semplici imitatori, soffiatori del vetro al confronto dei Maestri autorizzati, i veri alchimisti dei cuori.

Secondo diverse scuole del Tasawwuf, per coloro che sono qualificati, la prospettiva più eminente è quella di considerare il metodo iniziatico come principio della pratica exoterica. In altre parole la Tariqa è la causa che ha come effetto proprio la Shari’a. Questa asserzione è anche stata già indirettamente discussa nel primo post di questo blog (Risala, Tasawwuf,Turuq) a cui rimandiamo come ulteriore chiarimento della specifica attitudine spirituale della Rifa’iyya-Sayyadiyya. La pratica della shari’a per chi non percorre effettivamente il suluq (che è cosa ben più profonda del semplice ricollegamento ad un catena iniziatica o silsila), è di per sé un atto puramente imitativo che ha un valore “salvifico” esclusivamente perché comporta l’assimilazione indiretta alla forma muhammadiana della Norma Universale (Tradizione o Din), ma che non conduce l’essere creato alla Sicurezza del Ritorno all’Origine, né soddisfa le aspirazioni di reintegrazione nell’Unità della “sua” Natura Essenziale. Chi aspira a tanto necessita della tariqa, che quindi comprende in sé la shari’a e la realizza effettivamente nel suo significato più profondo ed intimo. I profeti (A) insegnano la Haqiqa. La shari’a “nasce” dalla comprensione limitata di alcuni dei loro contemporanei e per riparare a questa incomprensione viene appunto insegnata la tariqa a tutti coloro che la possono comprendere. Dalla preminenza ontologica e logica della tariqa sulla shari’a derivano alcune semplici considerazioni che fanno giustizia alle frequenti incomprensioni tra chi si limita ad imitare la forma e chi, realizzando l’Essenza, manifesta in continuazione la Norma Muhammadiana anche in forme che possono esser incomprensibili ai primi. Riassumendo:

  1. dalla Haqiqa scaturisce la Shari’a per moto centrifugo e dalla seconda si ritorna alla prima per moto centripeto. La tendenza centripeta viene sperimentata attraverso la Tariqa. Realizzata la Haqiqa si attualizzerà una nuova spinta centrifuga attraverso la Ma’arifa (Gnosi). Chi prende questi moti delle onde del Vero come acque separate erra e si dibatte comunque tra peccato e obbligazione, tra speranza e pentimento. Questo è lo stato della pura aderenza religiosa da cui va ricercato lo scampo, che solo un istruttore perfetto, nuotatore dell’unico Mare del Vero, che cavalca indistintamente le sue quattro onde (Shari’a, Tariqa, Haqiqa, Ma’arifa) può offrire;
  2. chi sta realizzando la Haqiqa è IMPOSSIBILITATO A VIOLARE LA SHARI’A. L’errore è nella visione di chi pretende di giudicarlo in ragione della sua conoscenza puramente formale della legge religiosa. Inoltre la Shari’a non va confusa con le sue “forme canoniche”, ovvero la Sunna e il Fiqh. In alcuni casi vi posso esser delle apparenti violazioni della shari’a da parte di chi si trova sul suluq, che in realtà sono semplici differenze di fiqh, ovvero differenze di opinione interpretativa, non una violazione della shari’a;
  3. in altri casi è la Sunna del Profeta che viene in qualche modo “sospesa”, ma questo peccato di Adab, anche se molto grave, non è una violazione della Shari’a. Infatti chi procede nelle stazioni che sono sotto la luce dei Profeti (A) precedenti la rivelazione coranica, può manifestare la Verità che percepisce in termini diversi da quelli conosciuti dalla gente della ‘pura imitazione’, anche in forme non muhammadiane, facendo così ritenere che stia compiendo una violazione della Norma, quando invece è solo una violazione dell’Adab nei confronti della Sunna Muhammadiana. Violazione grave, che può anche comportare il giudizio, da parte dell’autorità exoterica, di chi, per sua natura, ormai non dovrebbe subirne più le reazioni. Questo è il caso di Hadrat al-Hallaj (QS), il quale, pur avendo realizzato una stazione che lo doveva ampiamente render immune da qualsiasi punizione fisica, la subì tuttavia, appunto per riparare alla mancanza di Adab verso la Sunna Muhammadiana (si ricorda qui che al-Hallaj fu condannato non per aver pronunciato le parole “Ana al-Haqq” ma per aver detto che il pellegrinaggio fisico non era obbligatorio per chi compisse quello spirituale). Tale non fu il caso di Hadrat al-Bistami (QS) che fece asserzioni perfino più scandalose sul rapporto creatore e creatura dello stesso al-Hallaj (QS) e non fu mai esposto al potere dell’autorità exoterica. Quanto al caso di Hadrat Nesimi (QS), egli fu condannato dalle autorità puramente exoteriche allo scuoiamento ma dimostrò poi sul patibolo la sua Kamilya (perfetta realizzazione spirituale);
  4. solo chi possiede la Ma’arifa, la Gnosi perfetta della realtà ultima (Haqiqa), che quindi vive pienamente la Shari’a come espressione della Haqiqa, e possiede inoltre la conoscenza tecnica delle forme esteriore delle Shari’a (Fiqh e Sunna), ovvero un perfetto ‘arif bilLah che sia anche un faqih, può giudicare di quanto e in che modalità avvengono le “violazioni” della shari’a da parte di chi si trova sul Sayr al-Suluq. Questo perché il meno non può giudicare e non ha autorità sul più. Sarebbe come prendere un bicchiere di acqua sporca come criterio per giudicare le impurità dell’acqua limpida;
  5. chiunque altro pratichi la Shari’a per imitazione, guidato dal desiderio della ricompensa o dal timore della punizione, anche se esperto tecnico (faqih), pur se concettualmente comprende quanto questa sia solo la forma esteriore della Realta (Haqiqa) ma non è ancora un ‘arif bilLah, è bene che si tenga e sia tenuto nei suoi limiti, senza che si interessi di ciò che non gli compete.

HU!

 

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