Tariqa e Gerarchia Iniziatica dopo la scomparsa del Profeta (S) (I): Hazret Imam ‘Ali ibn Abu Talib (A)

rul-jus-islamic-period-11

Frequentate la gente in modo tale che se morite piangano per voi e se vivete vi amino

Imam ‘Ali (A) – Nahju al-Balagha

I

              La vita dell’Imam ‘Ali (A) è stata oggetto di molti scritti e se ne possono trovare diverse versioni più o meno valide, più o meno sentimentali (quelle sciite-jafarite, in genere), ma sempre si pensa a lui come a una persona storica, certo celebre nei fatti, un valoroso, un giusto, un pio compagno del Profeta (S). Eppure la vita dell’Imam ‘Ali (A) non è che la sintesi e la ricapitolazione della Conoscenza Suprema, dei simboli e dei metodi che sottendono a essa e la sua Spada, forgiata nei cieli da Hazret Jibril (A), Spada di Folgore, altro non è se non Colei che Discrimina (Dhu-l-Fiqar) e recide le radici dell’illusione in ognuno di noi, svelando il Sè Supremo, il Cui Volto è proprio quello dell’Imam Ali (A). Egli è quindi lo shaykh in senso eminente, che si presenta ai nostri occhi ciechi con le forme dei Maestri della Silsila, la catena iniziatica, chiedendoci incessantemente di affrontare la lotta contro le nostre tendenze infere, di combattere con lui nella battaglia di Siffin, ogni istante, nei nostri cuori, per sconfiggere Mu’awya, l’Avversario per eccellenza che guarda al mondo cangiante come qualcosa che si può controllare e dominare al contrario dell’Imam ‘Ali (A), il quale sempre ci ha detto che tutto ciò che dobbiamo fare è realizzarlo nel Cuore1. Quindi nulla di stupefacente nel fatto che l’Imam Ali (A) sia nato nella Santa Ka’aba, li nel Centro del Mondo e di tutti gli Stati dell’Essere qui sulla Terra, dal fianco della madre, Fatima bint Asad, senza dolore. È l’Imam ‘Ali (A) che spacca in due il serpente inviato per ucciderlo nella culla, come Colui che purissimo2 sconfigge l’illusione del mondo, sfidando i suoi veleni. ‘Ali (A) fu il primo e più giovane musulmano, lui che lo è eternamente (alastu), poiché durante l’annuncio fatto dal Profeta (S) alla sua famiglia riguardo alla missione profetica egli fu il primo e l’ultimo, perciò il solo ad attestare la sua fede in Allah (SwT) e nel Suo Inviato. Combatté affianco a Muhammad (S) in tutte le battaglie, segno questo della loro inscindibile unione, tanto che durante l’assedio dell’oasi di Khaybar, dopo aver sconfitto il campione degli ebrei, che occupavano l’oasi, con un solo e unico fendente, scardinò le pesantissime porte del forte permettendo ai suoi compagni di penetrare, quasi a ricordarci quel che il Profeta (S) disse: ” ‘Ali è la porta della città della Conoscenza che sono io!” Perciò non vi sono porte o portoni che possano resistere all’Imam! E senza l’amore dell’Imam ‘Ali (A) quelle porte non si apriranno mai. Non tralasciamo poi che quando i meccani idolatri insultavano il nostro Profeta (S), sputandogli addosso e colpendolo con pietre, fino a decidere di ucciderlo, di notte, mentre dormiva, quando Abu Jahl3 e suoi vennero a vedere chi c’era nel letto dell’Inviato di Allah (S), vi trovarono il giovane ‘Ali (A). Cosa che permise a Muhammad (S) di affrontare la hijra per Medina in tutta sicurezza e che simbolicamente ha molto da dire. Alla morte del Profeta (S), nel 632, fu lui a occuparsi del pietoso rito del lavacro del cadavere di Muhammad (S) al momento della sua inumazione, nella stessa stanza in cui aveva vissuto. Per questo motivo egli non fu presente alla consultazione che designò Abū Bakr (R) primo Califfo, Vicario del Profeta. Egli non riconobbe la validità di questa designazione fino a una riconciliazione avvenuta sei mesi più tardi. Lui che oltre a essere il Vicario di Muhammad (S) in terra (khalifatur-RasululLah), ne era l’erede spirituale (mawla), da ciò il Vicario di Allah (khalifatulLah). Questo il suo rango supremo qui sulla terra. Ma poiché gli esseri stentano a riconoscere il Sè nei loro cuori, egli dovette combattere come tante volta fece prima di allora, assieme all’amato Muhammad (S). Così alla morte del suo predecessore alla funzione califfale, ‘Uthman (R), dovette affrontare l’opposizione di due Compagni del Profeta (S), Talha ibn ‘Ubayd Allah e Zubayr ibn al-‘Awwam, che inizialmente avevano riconosciuto la sua designazione. Essi, alleatisi con la vedova del Profeta (S), ‘A’isha bint Abu Bakr, si ribellarono apertamente ad ʿAli (A) e si scontrarono con lui, trovando la morte, nella cosiddetta battaglia del Cammello (656), avvenuta nei pressi di Bassora, in Iraq. Anche la sua morte racchiude un tesoro di saggezza, senza scordarsi che l’Imam è Eterno e perciò Imperituro. Venne ucciso da Ibn Muljam, un dei kharigiti, antichi salafiti dei quali oggi vediamo gli eredi sparsi in giro per il mondo, che solamente per il desiderio carnale di una donna, dalla cui bellezza fisica era stato irretito, accoltellò alla gola l’Imam ‘Ali (A) mentre guidava la preghiera a Kufa. ‘Ali (A) chiese più volte al suo assassino di pentirsi perché lo avrebbe perdonato ma quello vedeva solo i suoi desideri e ciò che, pensava, li avrebbe soddisfatti.

È più facile abbandonare il peccato che chiedere perdono ad Allah

Imam ‘Ali (A) – Nahju al-Balagha

II

              Per quanto concerne la funzione metafisica e cosmologica dell’Imam ‘Ali (A) e dell’Imamato in generale portiamo all’attenzione solo alcuni punti salienti affinché non si venga a creare né uno schema che agevoli la speculazione razionale e porti a sistematizzare dei concetti né un sermone di aspetto teologico che non fa proprio al caso di chi si impegna nella Via a realizzare il Sè Supremo.

La dottrina dell’Imamato, per quanto la si identifichi con l’Islam sciita-jafarita, è in realtà uno dei cardini di tutto l’Islam e, in particolare, del Tasawwuf. Ben lontano dal ridursi ad una teoria a sé stante, essa è strettamente legata non soltanto con i quattro principi fondamentali (Unicità e Giustizia Divina, Profezia, Risurrezione), ma anche ad alcune altre questioni, quali ad esempio quelle dell’intercessione e della vita nel barzakh4, anch’esse della massima importanza. Possiamo osservare come alla persona del Profeta Muhammad (S), così come stabilito in più punti del Santo Corano, competa una dignità spirituale suprema, incomparabile con quella degli uomini ordinari. Muhammad (S) è in primo luogo “il servo di Allah” (‘abd) e poi “il Suo Inviato” (rasul). Dalla sua completa sottomissione all’Altissimo, dalla sua servitù perfetta, deriva la sua esaltazione alla prossimità divina, così come l’Islam stesso, da sottomissione, rinunzia e abbandono all’Onnipotente, si compie nell’Uomo Perfetto (alinsan al-kamil), che altri non è che l’Uomo Muhammadiano, apice delle possibilità umane e dell’elevazione alle altezze dell’intimità divina. Nulla a che vedere con l’assurda pretesa di alcuni di magnificare Allah (SwT) sminuendo Muhammad (S), quasi che invece non fosse l’esaltazione di quest’ultimo a far risaltare ancor di più l’infinita trascendenza della Santa Essenza (dhat). Risulta allora evidente che una volta conclusasi e sigillatasi la missione profetica con la vita terrena di Muhammad (S), il suo aspetto interiore comunque non si esaurisce. La Sapienza Rivelata, che è una cosa sola con l’Approssimato, l’Uomo Perfetto, anche nei suoi sensi più immediati, avrà bisogno di un’esegesi che proceda dai livelli più elevati dell’intimità divina. L’uomo comune è tale che il Sacro Corano non gli è sufficiente, come hanno preteso e pretenderebbero certi, soprattutto di questi tempi. Sarà allora il successore del Profeta (S) il cui rango spirituale è dello stesso ordine, a farsi carico della guida della Comunità dei Credenti (umma), mediante l’interpretazione dello stesso senso esteriore ed immediato del Libro Rilevato. E questo deriva dalla sua funzione interiore, esoterica, per cui egli, penetrando l’intimo senso della Rivelazione, inizia ai suoi segreti la cerchia ristretta delle genti della gnosi (‘arifin), degli amici di Allah (awliyulLah), posti anch’essi sotto la sua giurisdizione e tutela. Questa è la natura della funzione imamica secondo il binomio zahir/batin (manifesto/nascosto o exoterico/esoterico).

Allah (SwT) può essere considerato a due livelli ontologici: quello dell’Essenza (dhat), che costituisce il suo livello nascosto, non manifesto, il suo Volto inconoscibile, e quello dei Nomi e degli Attributi (asma’ wa sifat) che corrisponde al Volto rivelato di Allah (SwT). Quest’ultimo livello è reso manifesto attraverso il suo luogo teofanico (mazhar) per eccellenza, vale a dire l’Imam nel suo senso cosmico e metafisico. La visione del Volto luminoso dell’Imam nel cuore equivale alla contemplazione del volto rivelato di Allah (SwT). Ovunque, nella letteratura esoterica, ‘Alî (A) è presentato come il luogo più elevato di manifestazione di Allah (SwT). Da ciò comprendiamo che l’Imam Infallibile è il Volto di Allah (SwT) e attraverso l’Imam è possibile vedere la bellezza divina (jamal). Gli A’imma (plurale di Imam) sono quindi eternamente vivi sotto tre aspetti. In primo luogo, l’Imam continua attraverso il suo successore designato che è il successivo Imam: questi sono per noi i dodici A’imma, ultimo dei quali è l’Imam Muhammad al-Mahdi (A), attualmente in stato di occultazione (ghayba). In questo modo l’Imam come tale è sempre presente sulla terra. Sotto un altro aspetto l’anima pura dell’Imam deceduto rimane perennemente viva in Paradiso e nella Presenza Divina, come aspetto primordiale della Sua Luce. In terzo luogo, la Luce (nur) dell’imamato – conosciuta anche come Intelletto Universale (al-‘aql al-kulli), il Primo Essere Originato (al-insan al-awwal) o Luce Muhammadiana (al-nur muhammadiyya) – è l’Imam Vero, che si manifesta attraverso l’anima ed il corpo di ogni Imam – eterno, perfetto, immutabile e non affetto dagli eventi del reame creato. Pertanto Egli rimane sempre vivo (al-Hayy), storicamente (con l’Imam che lo succede), spiritualmente (come un’anima pura), e metafisicamente (come Luce dell’imamato).

A colui che è abbandonato da chi gli è vicino, è destinato l’aiuto di chi gli è lontano!

Imam ‘Ali (A) – Nahju al-Balagha

III

              L’eccellenza dell’Imam ‘Ali (A) altro non è che l’eccellenza della Ahl al-Bayt (A), la Gente della Casa [del Profeta (S)], la Sua Famiglia in particolare nelle persone del Profeta Muhammad (S) della figlia Fatima (A), del marito, l’Imam ‘Ali (A), e dei due figli l’Imam Hasan (A) e l’Imam Husayn (A), ai quali si aggiungono i successivi e restanti nove A’imma per un totale di quattordici: i Quattordici Purissimi. Tanto il Nobile Santo Corano quanto le Tradizioni Profetiche (Ahadith, plurale di Hadith) sono chiari in proposito, nell’evidenziare l’eccellenza delle Quattordici Luci Purissime. Un versetto coranico per tutti e due Ahadith:

Questa è la [buona] novella che Allah dà ai Suoi servi che credono e compiono il bene. Di’: Non vi chiedo alcuna ricompensa oltre all’amore per la Ahl al-Bayt. (Cor. 42, 23 – Surat ash-Shura)

Invero vi lascio due cose preziose dopo di me: il Qur’an e la mia Ahl al-Bayt.

L’esempio della mia Ahl al-Bayt è come l’esempio dell’Arca di Noè: chi vi salì si salvò ma chi l’abbandonò perì.

Ciò detto, vogliamo accennare a tre eventi che coinvolgono l’Imam ‘Ali (A) e che sono di capitale importanza nel mettere in luce la sua eccellenza:

La battaglia di Uhud

Nel corso della battaglia di Uhud (3 H – 625), combattuta dai Musulmani contro l’esercito dei meccani idolatri, il Profeta (S) divenne oggetto di attacchi di varie unità dell’esercito dei Quraysh da tutti i lati. L’Imam Ali (A) combattè, in conformità agli ordini del Profeta (S), disperdendo o uccidendo i nemici che provavano a caricare e insediare il Profeta (S) stesso, che rimase comunque ferito (in particolare si ruppe un dente!). Si narra che, nella mischia, l’Imam Ali (A), colpì uno dei più feroci avversari facendo a pezzi sia il suo elmo che lo scudo. Questo ardore e l’assoluta devozione alla causa dell’Islam dell’Imam ‘Ali (A) fece sì che questi rompesse ben nove lame di nove differenti spade, tanto che l’Arcangelo Jibril (A) scese sulla Terra, presso il campo di battaglia di Uhud e rivolgendosi a Rasulullah (S) elogiò la devozione di ‘Ali (A) dicendo: “Egli sta mostrando la grandezza e la profondità del sacrificio”. Il Profeta (S) nel confermare le parole di Jibril (A) disse: “Io sono da ‘Ali e ‘Ali è da me”. Poi si udì una voce nel campo di battaglia: “lā sayf illā Dhū l-fiqār wa-lā fatā illā ʿalī”, non c’è spada se non Dhū l-Fiqār e non c’è cavaliere se non ʿAlī – a somiglianza della kalima tayyibah: ‘lā ilāha illā Allāh, Muḥammadur rasūlullāh. Solo allora la spada che Allah Ta’ala comandò a sayyidina Jibril (A) di forgiare nei Cieli passò nelle mani del Santo Profeta Muhammad (S) e dalle Sue a quelle dell’Imam Ali (A). Questo perché ogni cosa che era del Profeta (S) è stata ereditata dagli A’imma (pl. di imam), la Ahl al-Bayt (A). Malgrado il ferimento di Muhammad (S) e la morte dello zio Hamza (A), l’Imam ‘Ali (A) riuscì a distinguersi in battaglia anche per l’uccisione di otto successivi portatori di vessillo degli idolatri meccani. Se di Dhū l-Fiqār abbiamo già parlato, è ora importante sottilineare l’importanza del fatā ovvero colui che appartiene alla Cavalleria Spirituale (futuwwa)5.

Il giorno della Mubahala

Tra i messaggi che il Profeta (S) inviò, uno era indirizzato ai cristiani di Najran, nello Yemen. Questi, ricevuta la lettera, rifiutarono di aderire all’Islam ma decisero di recarsi a Medina con un gruppo di loro devoti. Il Profeta (S) presentò loro prove e dimostrazioni riguardo l’Eterna Verità dell’Islam ma alla fine, le due parti decisero di incontrarsi in un luogo aperto e invocare la punizione divina su chi fosse menzognero. “Chiamiamo i nostri figli, le nostre donne e noi stessi.” (Cor. 3, 61). È il celebre versetto della Mubahala, l’Ordalia. Le Tradizioni narrano che il Profeta (S) comparve ad affrontare il Giudizio di Allah sulla questione della natura umana o Divina di Gesù (A), tenendo per mano ‘Ali (A), con Hasan (A) e Husayn (A) che lo precedevano e Fatima (A) che lo seguiva da presso, tutti sotto il mantello del Profeta (S) (ahl al-kisa6). A questo spettacolo, i cristiani riconobbero nei loro volti la Luce Divina e ciò li indusse a rinunciare all’Ordalia e a sottomettersi.

Ghadir Khum

Dieci anni dopo la migrazione dell’hijra, il Nobile Profeta (S) ordinò ai suoi compagni di richiamare le genti per unirsi al suo ultimo pellegrinaggio. Durante il tragitto verso Mecca più di settantamila seguaci erano con lui. Il quarto giorno di Dhul-Hijja più di centomila musulmani entrarono in Mecca. Il 18 di Dhul-Hijja, dopo aver completato il suo ultimo pellegrinaggio (hajj al-wida), il Profeta (S) lasciò Mecca per Medina. Quando, assieme alla folla di persone, giunse in un luogo chiamato Ghadir Khum (nei pressi di Juhfa) gli venne rivelato il seguente versetto:

“O Messaggero, comunica quello che è sceso si di te da parte del tuo Signore. Chè se non lo facessi non assolveresti alla tua missione. Allah ti proteggerà dalla gente.” (Cor. 5,67)

Ricevuta questa rivelazione, il Profeta Muhammad (S) decise di sostare a Ghadir Khum sebbene la temperatura fosse estremamente alta. Inviò poi alcuni compagni indietro per far giungere sul luogo i pellegrini più lenti. Egli ordinò a Salman Pak (A) di utilizzare rocce e l’equipaggiamento per i cammelli al fine di costruire un pulpito dal quale poter un sermone. Era circa mezzogiorno. In questo giorno il Profeta (S) trascorse circa cinque ore nella valle, tre delle quali parlando alle genti. Egli recitò quasi cento versi dal Santo Corano e per settantatre volte mise in guardia i musulmani riguardo al futuro delle loro azioni. La seguente è una parte del suo sermone narrata dalla tradizione:

“Il Messaggero di Allah disse: ‘Si sta avvicinando il momento in cui sarò chiamato e dovrò rispondere alla chiamata. Lascio tra voi due preziose cose e se aderirete ad entrambe non vi svierete dopo di me. Queste sono il Libro di Allah e la mia famiglia, l’Ahl al-Bayt. Queste due cose non si separeranno mai fino a che non mi raggiungeranno allo Stagno [di Kawthar] – in Paradiso.’. Poi il Messaggero di Allah aggiunse: ‘Non ho forse più autorità sui credenti di essi su loro stessi?’. La folla urlò e rispose: ‘Si! O Messaggero di Allah!’. Poi il Messaggero di Allah sollevò la mano di ‘Ali e disse: ‘Chiunque ha me come mawla, ha ‘Ali come mawla7 (man kuntu mawlahu fa hadha ‘Aliyyun mawlahu). O Allah, ama coloro che lo amano e avversa coloro che lo avversano.‘.”

*******

1 Inteso qui come centro dell’Essere Umano Integrale.

2 Tutti i neonati da questo fatto si possono dire puri. E infatti l’Uomo Vero del Taoismo si dice sia come un neonato. E Hazret ‘Isa (A) ci ricorda che       dobbiamo tornare come bambini per entrare nel Regno dei Cieli.

3 ‘Amr ibn Hisham al-Makhzumi, soprannominato dai musulmani Abu Jahl (La Mecca – Badr, 624), mercante arabo, fu uno dei leader meccani e maggiori avversari del Profeta Muhammad (S) prima della resa della città alle forze musulmane.

4 L’istmo che separa questa vita da quella dell’Oltre. Ovvero lo stato sottile che caratterizza i prolungamenti dell’Essere Umano dopo la morte e il decadimento del corpo grossolano.

5 Rimandiamo, per ulteriori approfondimenti, ai seguenti articoli di JabalalQaf.org: http://jabalalqaf.org/?p=71 , http://jabalalqaf.org/?p=878 . E all’articolo di Denis Gril: http://scienzasacra.blogspot.it/2015/04/denis-gril-il-fondamento-divino-della.html .

6 Letteralmente “Quelli del Mantello”.

7 Erede e Maestro spirituale, quindi Lo Shaykh, Colui che è la porta della città della Conoscenza.

HU!

, , , , , , ,

Comments are closed.