Vita di Hazret Amīr Khusrow Dehlawī (QS)

turbe

 
 
Kafir-e-ishqam musalmani mara darkaar neest
Har rag-e mun taar gashta hajat-e zunnaar neest
 

          Hazret Amīr Ḫusraw Dihlawī (QS) detto il “pappagallo dell’India” (che egli stesso in una delle sue opere dice essere “uccello intelligente, interprete del mio più intimo pensiero”), il più grande poeta persiano dell’India medievale, nacque nel 651/1253 a Paṭiyālī nel distretto di Etah, nell’attuale stato dell’Uttar Pradesh. Suo padre, Amīr Sayf ud-Dīn Mahmūd, era un ufficiale turco membro della tribù Lanchin della Transoxiana, appartenente a sua volta ai Kara-Khitais. Sua madre era la figlia di Rawat Arz, il primo ministro della guerra di Balban (sultano mamelucco che regnò su Delhi dal 1266 al 1287), discendente dei Rajput (uno dei maggiori gruppi della casta hindu degli Kshatriya) dell’Uttar Pradesh. Fin dall’inizio mostrò un grande talento poetico, incoraggiato poi dal nonno materno, ʿEmad al-Molk. Il suo primo maestro di poesia sarà Šehāb-al-Din Maḥmera Badāʾūnī, che scrisse diversi componimenti a carattere religioso. Dopo la morte del padre nel 1260 Hazret Amīr Ḫusraw si spostò a Delhi con la madre e prese servizio presso la famiglia di Sultan Balban. Pochi anni dopo, nel 1271, compose il suo primo dīvān: Tuhfatus-Sighr (Offerta di colui che è piccolo).

          Le parole leggenda e Amir Khusrau vanno di pari passo. Se si dovessero raccogliere le varie storie e gli aneddoti legati alla personalità di Amīr Ḫusraw, questi costituirebbero un volume molto più grande di tutte le sue opere di poesia e prosa messe assieme. La maggior parte di questi racconti, tratti principalmente dalle tradizioni orali e dalle agiografie di altri Santi (malfuzat), riguarda il legame spirituale con Hazret Nizam al-Din Awliya di Ğiyāthpūr (QS), il grande Santo Chishti di Delhi, suo unico Shaykh fin dal 671/1272, che amorevolmente lo soprannominò Torkallāh. Il loro primo incontro avvenne così all’età di otto anni, quando Amīr Ḫusraw fu costretto dalla madre a visitare la khanqah del Santo, per la prima volta. Arrivato davanti alla porta d’ingresso, non volle entrare subito – volendolo mettere alla prova lì fuori. Si sedette presso il cancello e compose i seguenti versi nel suo cuore:

Tu aan shahi ke ber aiwan-e qasrat
Kabutar gar nasheenad, baaz gardad
Ghareeb-e mustamand-e ber der aamed
Be-yaayad andaroon, ya baaz
gardad

Tu sei un re e al cancello del tuo palazzo
Persino un piccione diventa un falco
Un povero viaggiatore è venuto alla tua porta
Dovrebbe entrare o tornare indietro?
 

Si dice che Nizam al-Din Awliya quella volta chiese a uno dei suoi servitori di andare fuori dal cancello e recitare questa poesia a un ragazzo lì seduto:

Be-yaayad andaroon mard-e haqeeqat
Ke ba ma yek nafas hamraaz gardad
Agar abla buvad aan mard-e naadan
Azaan raah-e ke aamad baaz
gardad

Oh tu Uomo che fai soddisfar il Vero, entra
In modo da poter diventare per un poco il mio confidente
Ma se chi entra è uno sciocco
Allora dovrebbe ritornare per la strada da cui è arrivato
 

Sentendo queste parole Amīr Ḫusraw decise che era venuto nel posto giusto ed entrò.

          Ottenne il Suo primo incarico come poeta di corte presso il sultano Malik Chhajju, nipote di Balban. Mentre scriveva il suo secondo dīvān, Wastul-Hayat (Nel mezzo della vita), visitò il Bengala. Nel 1281, dopo essere passato al servizio del secondo figlio di Balban, Sultan Mohammad, lo accompagnò a Multan, dove, in seguito, partecipò come soldato alla guerra contro gli invasori Mongoli, dai quali fu fatto prigioniero, riuscendo poi a scappare. Solo sei anni dopo Hazret Amīr Ḫusraw si trovava nel Awadh con Amir Ali Hatim, il suo nuovo patrono. Durante quel periodo completò il primo Mathnavi: Qiranus-Sa’dain (Incontro di due stelle di buon auspicio).

        Quando, nel 1290, Shah Jalaluddin Firuz Khilji salì al potere, il secondo Mathnavi vedeva la luce: Miftahul Futuh (Chiave delle vittorie). Di questo periodo è il seguente aneddoto: il sultano un giorno espresse il suo desiderio di incontrare Nizam al-Din Awliya ma chiese ad Amīr Ḫusraw di non rivelare le sue intenzioni al Santo. Amīr Ḫusraw era perplesso, all’inizio, ma alla fine non potè mantenere la sua promessa e riferì a Nizam al-Din Awliya il desiderio di Jalaluddin Firuz Khilji. Il suo Maestro, che non voleva incontrare il sultano, lasciò la khanqah per un luogo lontano nel giorno stabilito. Quando il sultano venne a sapere di questo, chiese ad Amīr Ḫusraw perché lo avesse tradito. Egli rispose che nel tradire lui aveva rischiato solo la sua vita in questo mondo, ma a tradire il suo Sultano nel mondo spirituale, avrebbe messo a rischio la sua fede (iman) e la sua vita dopo la morte. Shah Jalaluddin Firuz Khilji rimase senza parole.

          Mentre il nuovo sovrano era impegnato nella conquista del Gujarat (1295), Hazret Amīr Ḫusraw concluse la sua opera più famosa, il Khamsa-e-Nizami (Cinque di Nizami). Come suggerisce il titolo, l’opera riprende e ripropone cinque scritti del poeta persiano Hazret Nizami Ganjavi (QS) – XII secolo: Hasht-Bihisht (Otto Paradisi) – imitatio di Haft paykar (Le sette figure) scritto nel 1197 proprio da Nizami Ganjavi, Shirin-Khusrau (Shirin e Khusrau), Layla-Majnun (Layla e Majnun), ‘aina Sikandari (Lo specchio di Alessandro Magno), Matla al-Anwar (Il sorgere delle Luci). Questa grande opera definisce i tratti con cui Amīr Ḫusraw dipinge la Dottrina Sacra (Din-i ilahi). È il cammino del “pratica e crederai” che sembra trionfare e guidare l’esercizio della poesia. Ed è una legge che proviene dall’esperienza tradizionale ma che riguarda tutti i fenomeni della vita dello spirito. Come per Hazret al-Ghazali (QS) gli atti nobili e disinteressati, che sottendono alla rinuncia dei frutti che portano con loro, influiscono sul Cuore disponendolo a ricevere l’influenza della Misericordia Divina (Rahma), poiché ogni azione che muove dalla concentrazione del Cuore e della mente provoca il risveglio della Passione Spirituale (‘ishq) dalla quale nasce la rappresentazione del Vero (Haqq). Il fare poesia o il raccontare in prosa diviene così un’opera buona perchè in esso i desideri, i piaceri e le passioni vengono sublimati al fine di ottenere la Conoscenza Suprema. Ecco che la ‘perplessità derivante dallo stupore’ (Hayra) e ‘la malinconia che nasce dalla nostalgia’ (Hasra) conducono alla Visione Divina, l’occhio essendo, simbolicamente, organo privilegiato. L’uomo è sguardo, il resto solo corpo, ma il vero sguardo è quello che vede l’Amico. “Fondi il tuo corpo tutt’intero nel tuo sguardo, vai verso la visione!” dice Hazret Jalal-ud-Din Rumi (QS). Ma la possibilità di muovere dal mondo delle apparenze al mondo della Verità è un premio della fede. Questo cammino, per Amīr Ḫusraw, non è segnato solo dalla contemplazione (Mushahada) bensì richiede una continua ricerca e interrogazione: la meraviglia (Hayra) che provoca l’innamoramento e la malinconia per il Bene Perduto (Hasra) aprono e accompagnano la Via che conduce ad Allah Ta’ala. E ovviamente a questa ricerca non sono estranee le arti (Hunar) purchè sempre al servizio del Vero. Alla casta attesa di Nizami Ganjavi, Amīr Ḫusraw sostituisce non solo la partecipazione alla Bellezza che si trova nel palazzo paradisiaco ma la tormentata e indecidibile domanda che l’uomo si pone, trovando conforto, ai limiti e alle incertezze della sua condizione individuale, solo nella fede e nella volontà. Così la via della contemplazione e della visione trasformatrice resta prerogativa dell’anima davvero regale, per nobiltà interiore, ma tutte le arti degli uomini buoni, come la musica e la poesia, aiutano a raggiungerla.

          Hazret Amīr Ḫusraw decise in seguito di accompagnare il sovrano Khilji nelle spedizioni di guerra al fine di scrivere delle cronache. Infatti già nel 688/1289 aveva poeticamente cantato l’incontro tra Bogra Khan con il figlio esiliato Kayqobād in Awadh (Qerān al-saʿDayn) e così solo due anni più tardi descriveva quattro importanti vittorie di Shah Jalaluddin Firuz Khilji nel Meftah al-fotūḥ (facente parte del Ḡorrat al-kamāl). Forse l’epopea più famosa tra tutte è Dowalrānī Lazer Lan Ašīqaʿ, che racconta la storia d’amore di Ḵeżr (Lazer) Khan, figlio di ʿalaʾ-al-Din Ḵalǰī, e una principessa Rajput, ampliato successivamente dopo la tragica fine di Ḵeżr Khan a Gwalior (715/1315).

             Due episodi della vita di Hazret Amīr Ḫusraw vengono tradizionalmente riferiti a questo periodo. Nel primo Nizam al-Din Awliya e Amīr Ḫusraw sedevano una mattina sulle rive del fiume Yamuna a guardare la gente compiere le abluzioni e adorare. Nizamuddin Aulia attirò l’attenzione di Khusrau su di loro dicendo:

Har qaum raast raahay, deenay wa qibla gaahay
Tutte le genti hanno una fede e una qibla a cui si rivolgono

In quel momento Nizam al-Din Awliya indossava il berretto in un modo un po’ storto, e Amīr Ḫusraw indicandolo disse:

Men qibla raast Kardam, ber terf-e kajkulaahay
Ho raddrizzato la mia qibla in direzione di questo berretto storto

Nel secoondo Amīr Ḫusraw stava camminando nella piazza del mercato con alcuni dei suoi studenti di musica (shaagird), quando si imbattutono in un negozio dove un cardatore di cotone (Dhunia) stava lavorando con il suo tradizionale dhunki (un grande strumento sul quale viene teso il filo di cotone grezzo, che, se pizzicato, produce un suono simile a quello del moderno violoncello). Amīr Ḫusraw e i suoi discepoli erano molto affascinati dai i suoni di questo strumento e rimasero per un po’ in ascolto alla sua ritmica melodia. Uno degli shaagird allora chiese: “Maestro, come potremmo tradurre questi suoni in parole?” Amīr Ḫusraw rispose rapidamente imitando i suoni del Dhunki, in persiano:

Darpai-jana jaanhum raft, jaanhum raft, jaanhum raft.
Raft raft jaanhum raft, aihum raft-o aanhum raft, aanhum raft, aanhum raft
Aihum aanhum, aihum aanhum aanhum raft, raftan raftan raftan
dah

Una traduzione letterale in italiano non avrebbe molto senso se non qualcosa di simile a questo:

Ai piedi dell’Amato, andò, andò, andò, andò, andò, andò, è andato lì, andato quì. Quì, lì e là
 

Si potrebbe godere dell’originale persiano in modo migliore ascoltando i suoni di un dhunki, che può essere trovato in uso in gran parte del sub-continente indiano, ancora oggi, ad esempio, nel città di Delhi. È interessante notare che, secondo alcuni musicisti tradizionali, il brano di cui sopra è anche alla base di uno specifico Taal (ritmo) della tabla attribuito a Amīr Ḫusraw nella musica classica Hindustani. Hazret Amīr Ḫusraw modello inoltre la tabla come versione separata del tradizionale tamburo indiano, il pakhawaj. Fu anche l’ideatore del Sitar, il grande liuto indiano, come variante della vina, strumento associato all’arte poetica in quanto oggetto appartenente all’iconografia della Dea Saraswati.

sitar

Tabla

          Con uno stile variegato e splendida capacità retorica Hazret Amīr Ḫusraw Dihlawī ha portato un grande contributo allo sviluppo della poesia persiana in India, testimonianza della cultura indo-musulmana in epoca medievale. Un talento immenso per la filologia e la conoscenza della lingue araba, persiana, turca, e hindi, gli hanno permesso di scrivere giochi di parole, esotici e spettacolari trucchi letterari. La facilità con cui componeva e la sua versatilità di stile hanno contribuito alla diffuzione del ğazal, fino ad allora poco utilizzato in India, ma anche allo sviluppo del poema epico come un nuovo genere di poesia. Pur non essendo uno storico, le sue poesie forniscono la massima e unica espressione esistente della civiltà medievale indo-musulmana, rivelando le idee tradizionali, etiche, culturali ed estetiche delle corti dei ricchi e istruiti musulmani indiani del 8/14 e 9/15 secolo. Si racconta, a questo proposito, che Amīr Ḫusraw stesse camminando lungo la strada una mattina, quando ebbe sete, e vedendo quattro giovani donne riempire le loro pentole presso un pozzo si avvicinò e chiese se potevano dargli un po’ d’acqua. Una delle ragazze lo riconobbe e disse alle altre che lui era Amīr Ḫusraw il compositore di poesie e canzoni. Tutte e quattro le donne decisero di divertirsi un po’. Rifiutarono di dargli da bere a meno che egli non componesse qualcosa per loro. Allora Amīr Ḫusraw disse: “Va bene. Lo farò per voi, ma, ditemi, di cosa dovrebbe trattare?” Le donne cominciarono a pensare e ognuna espresse la sua opinione – una propose il kheer (budino di riso), la seconda voleva parlasse di una diya (lampada), la terza disse un kutta (cane) e la quarta scelse un dhol (tamburo). Si dice che Amīr Ḫusraw recitò loro i seguenti versi:

Kheer pakaai Jatan dire, charkha Diya Jalaa
Aaya Kutta khagaya, tu baithi Dhol bajaa

Hai preparato il kheer (budino di riso) con molto duro lavoro e hai acceso la lampada;
È arrivato il cane e l’ha mangiato tutto, ora siedi e suona il tamburo.
 

Il periodo più lungo di servizio è stato quello per ʿala al-Din Halji, sotto il cui regno (695 / 1295-715 / 1315) Amir Ḫusraw fu molto prolifico. Nel 1310 completò il Khazainul Futuh (Tesori delle Vittorie) e alla morte del sovrano (1315) aveva concluso la stesura del Mathnavi Duval Rani-Khizr Khan (Duval Rani e Khizr Khan). Allorquando Qutbuddin Mubarak divenne re (1316), venne completato il quarto storico Mathnavi Noh Sepehr (I Nove Cieli) dove sono rappresentate le nove sfere celesti, descritte con nove diversi metri poetici.

Di questa epoca sono la maggior parte dei racconti tradizionali riguardanti la sua vita e riproponiamo qui di seguito i tre piu belli e significativi.

***

Un povero uomo venne da Nizam al-Din Awliya per chiedere l’elemosina in un momento in cui non c’era più nulla nel khanqah da dare. Il Santo espresse la sua impotenza, ma indicò un paio di sandali a lui appartenuti strappati e laceri, dicendo che se questi potevano essere di aiuto al povero, poteva prenderli. Il mendicante, non avendo scelta, decise di prenderli e se ne andò. Quando era sulla strada diretto in un’altra città, incontrò Amir Ḫusraw che tornava dal suo viaggio regale con cammelli e cavalli carichi di ricchezza. Egli percepì qualcosa di strano, incontrando quest’uomo, e gli disse:

Bu-e Shaikh mi aayad, Bu-e Shaikh mi aayad

Sento il profumo del mio Shaykh, sento il profumo del mio Shaykh

L’uomo, sconsolato, gli raccontò la storia di come aveva potuto ottenere solo questi sandali da Nizam al-Din Awliya.
In quel momento Amir Ḫusraw decise di scambiare tutte le sue ricchezze per quel paio di sandali, li mise in testa e si precipitò a far visita a Nizam al-Din Awliya. Il suo Maestro, vedendolo con i sandali in testa gli chiese dove li avesse trovati. Quando Amir Ḫusraw gli disse il prezzo pagato per loro, Nizam al-Din Awliya rispose:

Arzaan khareedi

Beh, li hai comprati a buon mercato

*

Si dice che Amir Ḫusraw si trovava, un giorno, in un mehfil di Sam’a (Assemblea durante la quale si ascolta musica sacra) presso la khanqah di Nizam al-Din Awliya, quando, in estasi per l’ascolto della musica, si alzò in piedi per cominciare a danzare. Nizam al-Din Awliya gli fece segno con la mano di sedersi, e disse: “Non danzare così altrimenti sarai un uomo del mondo (dunya).” E aggiunse: “Se devi danzare, fallo in modo che le mani si levino al cielo come se chiamassero Allah (AwJ), ed i tuoi piedi colpiscano la terra come se volessero allontanarla.”

*

Amir Ḫusraw una volta lesse un ğazal che piacque al suo Shaykh, Nizam al-Din Awliya, tanto che quest’ultimo gli chiese se avesse un desiderio da soddisfare. Amir Ḫusraw disse di volere i suoi versi riempiti dalla dolcezza. Per cui Nizam al-Din Awliya disse: “Va bene. Vai a prendere il vassoio vicino al mio letto”. Indicò.
Amir Ḫusraw prese il vassoio che aveva sopra dello zucchero. Nizam al-Din Awliya gli ordinò di mangiarne un po’ e anche di versarne un po’ in testa. Egli obbedì, e si dice che da quel momento ha raggiunto la Vera Dolcezza nella sua poesia.

***

          Nel 1321, Mubarak Khilji venne assassinato e prese il potere Ghiyathuddin Tughlaq. Hazret Amīr Ḫusraw cominciò a scrivere il Tughlaqnama (Storia diTughlaq) per celebrare le conquiste di Ḡīāṯ-al-dīn Toḡloq. Compose anche opere in prosa notevoli. Il Lazaʾal-en fotūḥ (711/1311), a volte indicato come Tarik-e ʿalaʾī, descrive le conquiste ʿala ʾ-al-Din Ḵalǰī. Molto interessante è la Eʿǰāz-e Ḵosravī, una raccolta epistolare, le cui prime quattro parti sono state raccolte nel 692/1292, completata poi nel 719/1319, che mette in luce l’immenso talento filologico dell’autore e fornisce un buon spaccato della vita indiana del tempo. Hazret Amīr Ḫusraw ha dedicato un certo numero di poesie a Nizam al-Din Awliya e una piccola collezione, Afżal al-fawāʾed (719/1319), si dice contenga le parole di Nizam al-Din Awliya stesso, raccolte da Amīr Ḫusraw.

      Nello stesso anno (725/1325) in cui Muhammad bin Tughlaq divenne sultano morì Hazret Nizam al-Din Awliya. Dopo sei mesi anche Amīr Ḫusraw lasciò questo basso mondo (dunya). La sua tomba (turbe, maqam) si trova “ai piedi” di quella del suo Maestro nella khanqah di Nizam al-Din Awliya a Delhi.

***

Kafir-e-ishqam musalmani mara darkaar neest
Har rag-e mun taar gashta hajat-e zunnaar neest;
Az sar-e baaleen-e mun bar khez ay naadaan tabeeb
Dard mand-e ishq ra daroo bajuz deedaar neest;
Nakhuda dar kashti-e maagar nabashad go mubaash
Makhuda daareem mara nakhuda darkaar neest;
Khalq mi goyad ki Khusrau but parasti mi kunad
Aarey aarey mi kunam ba khalq mara kaar neest.

Sono un pagano adoratore di Amore: del credo dei Musulmani non ho bisogno

Ogni vena del mio corpo è divenuta tesa come una corda: non ho bisogno di alcun cordone sacro (ai Brahmana – è l’upanayana dei dvija, i due volte nati)

Lascia il mio letto, tu, medico ignorante!

La sola cura del paziente d’Amore è la vista del suo Amato

Ogni altra medicina oltre a questa è inutile

Se non v’è nessun comandante alla guida della nostra nave, lasciate che non ve ne sia nessuno

Abbiamo Allah in noi, del comandante non abbiam bisogno

La gente del dunya dice che khusrau adora gli idoli

Proprio così, è così! Di questa gente non abbiam bisogno

 

HU!

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